| |
Il
federalismo nello Stato e nell'impresa
di Carlo Zucchi
La nascita della struttura multidivisionale
La grande impresa meccanica di inizio secolo richiedeva,
per il suo funzionamento, un grosso investimento in
capitale immobilizzato (macchinari), la cui durata pluriennale
la vincolava per un cospicuo numero di anni, il che
la rendeva esposta a notevoli rischi in caso di errato
investimento, in quanto era assai difficile un celere
ricambio degli impianti senza che ciò comportasse
alti costi finanziari e di adattamento. A questo problema
avrebbe provveduto, di lì a poco, l'operare delle
forze spontanee del mercato introducendo nei nostri
codici il contratto di leasing, consentendo così
alle imprese di flessibilizzare maggiormente la propria
gestione. Le grandi imprese, però, impiegavano
decine di migliaia di persone e l'eventuale fallimento
di una di esse avrebbe comportato, nel breve periodo,
conseguenze sociali assai gravi, così la forte
rischiosità insita nella grande impresa meccanica,
unita a rischi sociali relativi ad un'improvvisa ondata
di disoccupazione geograficamente concentrata, fece
sì che lo stato si ergesse a "battitore
libero", salvando, mediante statizzazione o sovvenzioni
a fondo perduto, imprese decotte che però impiegavano
un alto numero di dipendenti. Ma prima di queste forme
di "accanimento terapeutico", lo stato si
impegnava a fondo affinchè corporates e labor
unions (le odierne parti sociali) si accordassero (concertazione)
e non è un caso che le sinistre occidentali siano
sempre andate d'accordo con i maggiori rappresentanti
della grande industria; in Italia siamo solo arrivati
più tardi.
Ma per far fronte ai problemi dovuti alla rigidità
delle strutture funzionali e centralizzate della grande
impresa meccanica, negli anni '20, si impose la struttura
organizzativa di tipo multidivisionale (o forma M).
I personaggi che contribuirono maggiormente alla sua
creazione furono Pierre S. du Pont e Alfred P. Sloan,
rispettivamente a capo, nei primi anni '30, di imprese
quali la du Pont, che era gestita come struttura centralizzata
o unitaria (forma U), funzionalmente divisa in dipartimenti,
e la General Motors, che veniva gestita più come
una holding (forma H) da William Durant. Nella grande
impresa di forma U i dirigenti erano a tal punto caricati
di lavoro amministrativo, che erano impossibilitati
ad affrontare adeguatamente, e con buoni risultati,
le proprie responsabilità imprenditoriali, come
pure a valutare correttamente problemi di politica aziendale,
divenuti ormai troppo intricati per un piccolo numero
di alti funzionari.
Inoltre, le richieste gravanti sul management erano
talmente tante e complesse da metterne in crisi la capacità
di soddisfarle. Secondo il linguaggio dell'economia
dei costi di transazione, si raggiunsero i limiti della
razionalità, in quanto il sovraccarico di comunicazioni
mise in crisi la struttura della forma U, mentre il
perseguimento di obiettivi parziali ad opera delle sezioni
funzionali (vendite, progettazione e produzione) costituiva
in parte una manifestazione di opportunismo.
La struttura della forma M, elaborata da du Pont e Sloan,
prevedeva la formazione di divisioni operative semiautonome
(centri di profitto) basate su criteri legati al prodotto,
alla marca e alla localizzazione, organizzate secondo
una propria gestione di esercizio. La realizzazione
pienamente efficiente della forma M richiese, inoltre,
la creazione di una direzione generale, inserendovi
un certo numero di dirigenti con ampi poteri e organi
di staff con numerosi addetti al fine di controllare
i risultati delle varie divisioni, allocare le risorse
e provvedere alla pianificazione strategica. Il successo
della forma M fu dovuto soprattutto al fatto che tale
struttura permetteva di sollevare i dirigenti responsabili
della direzione dell'intera società dallo svolgimento
delle mansioni operative di routine, fornendoli, contemporaneamente,
delle informazioni necessarie per la pianificazione
a lungo termine. A differenza della holding, (anch'essa
strutturata in divisioni, ma con scarsa capacità
di direzione generale e quindi poco più che una
sorta d'involucro di impresa), l'organizzazione di forma
M ha in più:
i) la capacità di provvedere alla pianificazione
strategica e all'allocazione delle risorse
ii) un apparato di revisione e di controllo.
Da ciò consegue che la riallocazione dei flussi
di cassa fra le varie divisioni avviene in modo da favorire
gli impieghi a rendimento elevato, mentre l'impiego
degli strumenti interni di incentivazione e controllo
avviene in modo selettivo.
In breve, l'impresa strutturata secondo la forma M assume
molte delle proprietà di un mercato dei capitali
in miniatura.
Se la politica procede, in questi anni di inizio secolo,
verso una prassi gestionale sempre più centralizzata,
il mondo dell'impresa, sollecitata dal mercato, già
si trova a fare i conti con i problemi relativi a ciò
che Simon chiamerà "razionalità limitata".
I limiti relativi alle capacità cognitive e di
elaborazione delle informazioni, da parte dei dirigenti,
fece sì che la direzione generale del vertice
delle imprese non potesse assumersi la responsabilità
di tutte le attività decisionali e di coordinamento
richieste da un'organizzazione complessa, spingendo
così le imprese verso la decentralizzazione delle
proprie responsabilità gestionali.
precedente successivo
indice
|
|