"Come può accadere che le istituzioni che servono al benessere comune e sono estremamente significative per il suo sviluppo sorgano senza una volontà comune intenzionata a formarle?"

Carl Menger

"A society that does not recognize that each individual has values of his own which he is entitled to follow,
can have no respect for the dignity of the individual and cannot really know freedom.
"

F. A. von Hayek



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Il federalismo nello Stato e nell'impresa
di Carlo Zucchi


L'avvento delle azioni collettive

Verso la fine del diciannovesimo secolo cominciò a farsi strada la distinzione tra "one-sided" collective action e "two-sided" collective action, in seguito conosciuta come "contrattazione collettiva". Il passaggio dalla contrattazione individuale alla contrattazione collettiva non prevedeva scambi di merci, bensì la costruzione delle le working rules (norme di funzionamento), attraverso le quali venivano concordati salari e ore di lavoro e venivano regolate le varie dispute.
Le azioni collettive, nella forma in cui erano organizzate (corporations, labor unions e partiti politici), iniziarono ad esistere a partire dal 1850-60 e sembrarono costituire una vera e propria rivoluzione agli occhi degli economisti seguaci di Adam Smith, i quali vedevano nel piacere e nel dolore individuali gli elementi basilari della struttura contrattuale del mercato in cui l'unico tipo di contrattazione individuale era la compravendita di beni fisici. Questi economisti non si interessarono né delle transazioni individuali, né della moltitudine di azioni collettive organizzate che influenzavano il controllo dell'azione individuale.
La critica portata nell'interesse delle libertà individuali da Adam Smith nella sua Wealth of Nations del 1776, era diretta contro il merchant capitalism (il cosiddetto mercantilismo), dominato dal commercial policy dei governi di allora, ed era simile all'attacco fatto nella "Dichiarazione di Indipendenza Americana", sempre nel 1776, e ancora nella "Dichiarazione de Diritti dell'Uomo" nel 1789 all'inizio della Rivoluzione Francese . In seguito alla Rivoluzione Francese, in Europa e negli Stati Uniti si pose la questione relativa al "diritto di associazione" e il contesto di ineguaglianza, caratteristico delle proprie industrie con largo impiego di macchinari, creò in Gran Bretagna le condizioni perché nascessero le prime associazioni di lavoratori nell'industria, cosa che più tardi sarebbe avvenuta anche negli Stati Uniti e in altri paesi meno industrializzati.
L'alba del XX secolo vide, dunque, inasprirsi il conflitto tra i principi individuali insiti nel diritto naturale, figlio del XVIII secolo, e i principi collettivi, antitetici al perpetuarsi dell'idea federalista, e figli degli ideali collettivisti in auge nel XIX secolo, a loro volta favoriti dai disagi e dal modo di vita propri dell'era industriale. La maggioranza degli Americani, costretta a lavorare collettivamente, entrava a far parte di contesti organizzati, al fine di guadagnarsi da vivere. Nella contrattazione collettiva, il sindacato dei lavoratori (labor union) e i capitalisti si incontravano e concordavano assieme le working rules necessarie a governare i loro rapporti.
La gerarchia dell'azione collettiva si è imposta con differenti gradi di potere, come con il Comunismo in Unione Sovietica, il Fascismo in Italia, il Nazismo in Germania o il Capitalismo in Gran Bretagna e Stati Uniti. In questi ultimi, il concetto di "stato moderno" e di "potere politico" raggiunsero il loro apice, mentre l'evoluzione del capitalismo condusse a uno scenario che vedeva protagonisti le grandi corporations, le labor unions e i partiti politici.
Lo stato cessò di essere un'astrazione, così che il ruolo svolto da governo e partiti politici divenne quello di "management della forza fisica e della sovranità" che concordava i diritti di convivenza tra corporations e labor unions (modello governo-confindustria-sindacati). È particolarmente significativo rilevare come i gruppi di pressione* economici, avessero i loro quartieri generali concentrati a Washington D. C., capitale politica della nazione statunitense, trasformando la loro azione in una vera e propria professione parlamentare fino a diventare molto più rappresentativi del congresso eletto su base territoriale. Essi divennero la controparte informale dello stato corporativo di Mussolini in Italia.
Se corporations, labor unions e partiti politici sono state soppresse o subordinate alla forza fisica nei paesi totalitari, in America il loro dominio è diventato rilevante. La corporation diviene dominante grazie al fatto che gli azionisti rischiano soltanto quanto pagato per acquistare le azioni della corporation verso cui sono debitori, senza dover eventualmente far fronte ad eventuali ulteriori debiti della corporation nei confronti di terzi (modello SPA). Nelle imprese individuali, invece, il fallimento o la bancarotta costringono il proprietario a rimborsare tutti i debiti anche se il loro ammontare supera la cifra investita. La comparsa di istituti quali la Joint Stock Corporation (S.P.A.), le labor unions e il suffragio universale senza qualificazioni di proprietà modificò profondamente i fondamenti legali dell'economia. Le corporations erano strutturate in base alla corporeal property (proprietà materiale), mentre gli individui possedevano azioni e obbligazioni delle suddette corporations. I lavoratori, grazie al suffragio universale, ottennero diritti legali ad organizzarsi e a contrattare collettivamente con le corporations e con i singoli proprietari. Il governo federale, sempre più potente, e i partiti politici si trasformarono in organizzazioni in grado di mantenere o cambiare i fondamenti legali dell'economia.




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