"Come può accadere che le istituzioni che servono al benessere comune e sono estremamente significative per il suo sviluppo sorgano senza una volontà comune intenzionata a formarle?"

Carl Menger

"A society that does not recognize that each individual has values of his own which he is entitled to follow,
can have no respect for the dignity of the individual and cannot really know freedom.
"

F. A. von Hayek



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Il federalismo nello Stato e nell'impresa
di Carlo Zucchi


Prime forme di centralizzazione d'impresa

Nel frattempo, con la rivoluzione industriale di fine '700, perno dei processi economici erano diventati, la manifattura prima, e la grande industria meccanica poi. In particolare, la seconda richiedeva un mutamento della struttura d'impresa e del ruolo dell'uomo d'affari, che fino ad allora si identificava, più che altro, nella figura dello speculatore in compravendita che traeva profitto dalle congiunture offerte dal corso delle stagioni e dal fluttuare della domanda e dell'offerta. All'affermarsi della grande impresa meccanica si accompagnò l'esigenza di una struttura organizzativa più metodica e sistematica; il ruolo dell'uomo d'affari si esplicava nel coordinare processi industriali, la cui complessità richiedeva un maggior affinamento delle tecniche contabili e manageriali, secondo una logica di learning by doing, mentre le economie di scala relative ai costi di produzione e al costo di direzione industriale (le spese d'ufficio e di vendita) spingevano verso una gestione aziendale accentrata e poco flessibile. La prima trasformazione critica nell'organizzazione dell'impresa moderna si ha con lo sviluppo della grande impresa multifunzionale, la cui struttura organizzativa era di tipo gerarchico e prevedeva responsabilità gestionali specializzate in base alla funzione.
Secondo Williamson, l'impresa moderna, si configurava soprattutto come il prodotto di molteplici innovazioni organizzative, il cui scopo è quello di ridurre i costi di transazione .
Prendendo spunto dall'organizzazione delle ferrovie, gli anni '40 del secolo scorso segnarono l'inizio di questa lunga serie di cambiamenti organizzativi che ha determinato l'evoluzione dell'impresa moderna. Una serie di innovazioni tecnologiche (l'invenzione del telegrafo, lo sviluppo del macchinario a lavorazione continua, il perfezionamento della produzione di parti intercambiabili e delle tecniche di produzione di massa) contribuì a quei cambiamenti organizzativi avutisi nella seconda metà del XIX secolo, ma nessuna ebbe tanta importanza quanto quella delle ferrovie.
Più che alla sostituzione dei canali con le rotaie, il successo delle ferrovie era dovuto agli aspetti organizzativi, con le unità ferroviarie "naturali" costituite da linee lunghe circa 50 miglia, che impiegavano circa 50 lavoratori e venivano amministrate da un sovrintendente e 50 managers appartenenti alle varie attività funzionali. Questo assetto si mostrava adeguato, fintanto che i flussi di traffico non presentavano complicazioni e sussisteva la prevalenza di tratti brevi, ma per la realizzazione di tutto il potenziale delle ferrovie, si sarebbe dovuta aumentare la densità del traffico, seguita dall'introduzione di tratte più lunghe. Il coordinamento materiale assicurato da un sistema di mercato in cui la proprietà era dispersa fra numerose imprese e individui si rivelò inefficiente per gestire migliaia di chilometri di ferrovie, e fu così che si arrivò alla creazione di una nuova forma organizzativa, per effetto della quale, negli Stati Uniti, comparve la prima "struttura amministrativa formale composta da dirigenti stipendiati e occupati a tempo pieno". Tale struttura venne progressivamente perfezionata e l'innovazione organizzativa a cui finirono per approdare le compagnie ferroviarie, venne definita "struttura amministrativa line and staff decentrata" e prevedeva che "i dirigenti situati sulla linea (line) di responsabilità erano addetti al comando degli uomini impiegati nella funzione fondamentale dell'impresa, mentre i dirigenti funzionali (dirigenti dello staff) dovevano stabilire gli standards".
Furono definite delle divisioni geografiche, i cui sovrintendenti disponevano "di pieni poteri per assolvere alle rispettive responsabilità relative al movimento giornaliero dei treni e del traffico". I sovrintendenti erano collegati direttamente al presidente (secondo la linea diretta d'autorità) attraverso il sovrintendente generale, mentre i dirigenti predisposti alle diverse funzioni, nell'ambito delle divisioni geografiche, dovevano far riferimento ai sovrintendenti di divisione, anziché ai propri superiori funzionali chiamati ad operare nella sede centrale.
Secondo Chandler, l'incapacità di controllare i prezzi e di allocare il traffico organizzando entità indipendenti, costrinse le compagnie a fondersi per frenare la concorrenza sui prezzi e ad elaborare strutture interaziendali sempre più complesse che comportavano, inizialmente, alleanze informali, il cui funzionamento durò fino a che "il volume del traffico a lunga distanza non accennò a calare facendo aumentare le pressioni concorrenziali" . Ma la recessione del 1873 pose alle compagnie il problema "di trasformare le alleanze deboli e precarie con cui erano andate avanti fino a quel momento in federazioni solide, accuratamente organizzate e ben dirette". Nacquero, così, nuove federazioni in altre regioni, mentre quelle esistenti videro aumentare il numero dei propri membri. Tuttavia, Albert Fink, che era a capo della più grande di queste federazioni, si rese conto che gli "unici legami che tengono unito questo tipo di governo sono l'intelligenza e la buona fede delle parti che lo compongono" . Per colmare questa lacuna, Fink faceva pressione affinché le compagnie ferroviarie promuovessero leggi finalizzate a dare uno status giuridico alle azioni della federazione. Non potendo contare sugli strumenti del legislatore, Fink e i suoi soci "dovevano scoprire anche, con loro rammarico, che non potevano certo contare sull'intelligenza e sulla buona fede dei responsabili delle ferrovie" . Fu così, quindi, che le compagnie ferroviarie finirono per ricorrere alle fusioni, poichè appare evidente che gli incentivi creati dalla proprietà autonoma erano talmente potenti da costituire una tentazione troppo forte a comportarsi slealmente in un'industria i cui costi sommersi erano notevoli. Questo costrinse l'industria ferroviaria a passare dalle piccole unità costituite da 50 miglia di linee, comprese tra due capolinea, ai sistemi formati da parecchie centinaia e poi migliaia di miglia. Così, il coordinamento operato dal mercato venne in buona parte sostituito dall'organizzazione amministrativa. In quest'industria, le unità tecnologiche efficienti erano piccole rispetto alle unità economiche efficienti e sulla base dell'economia dei costi di transazione, che prevede il tentativo di coordinare contrattualmente sistemi contigui, caratterizzati da specialità localizzativa, ciò poteva dar luogo a seri problemi. I limiti dei cartelli sono anche di natura organizzativa e vengono evidenziati dai problemi derivanti dall'organizzazione contrattuale di più imprese. Solo in seguito alla risoluzione di problemi amministrativi molto più complessi di quelli affrontati in precedenza dalle imprese economiche, fu possibile gestire i grandi sistemi ferroviari.



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