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Il
federalismo nello Stato e nell'impresa
di Carlo Zucchi
Struttura a rete e ritardi della politica: il panorama
odierno
Questo breve ed incompleto excursus nell'evoluzione
storica ci porta ai nostri giorni. L'esigenza di integrarsi
maggiormente andando contemporaneamente incontro alle
esigenze sempre più specifiche e diversificate
della clientela ha spinto le imprese a configurare la
propria struttura organizzativa secondo un modello di
tipo reticolare. Ciò, naturalmente, è
stato reso possibile dallo sviluppo delle tecnologie
telematiche, grazie alle quali è possibile spostare
capitali, trasferendo ordini e informazioni in tempo
reale da una parte all'altra del mondo. Contrariamente
a quanto si pensi il cambiamento della struttura organizzativa
delle imprese, non è stato causato da computers
e modems, i quali, anzi, sono stati inventati e perfezionati
in modo da venire incontro ad esigenze già esistenti
e che solo i più abili imprenditori sono stati
in grado di percepire. Il loro successo non si spiega
altrimenti.
La struttura a rete, tipica dell'era informatica, è,
come abbiamo visto, l'ultimo stadio di un processo evolutivo
che ha avuto inizio negli anni'20 e '30 e che ha mosso
in direzione di una sempre maggior decentralizzazione
dei processi decisionali. Se il mercato, che come collettore
e diffusore di informazioni non ha rivali, ha spinto
le imprese a muoversi in tale direzione, il mondo politico,
che alla disciplina del mercato non è mai stato
sottoposto, comincia solo ora a rendersi conto del problema
con 70 e più anni di ritardo! E a differenza
delle imprese, che si procurano da vivere servendo i
propri clienti nel modo più efficiente possibile,
governo e partiti politici, potendosi procurare da vivere
estorcendo legalmente denaro ai cittadini tramite l'imposizione,
possono opporre resistenza alla dura, ma giusta, disciplina
del mercato, che li costringerebbe a trasferire il loro
potere (e non solo semplici competenze!), dal centro
alla periferia, e dalla periferia fino alle associazioni
volontarie e alle persone. Insomma, a favorire un contesto
di tipo federale!
Inoltre, la possibilità di flessibilizzare la
struttura dei rapporti contrattuali tra datore di lavoro
e dipendente sta portando verso la creazione di figure
professionali sempre nuove, il che crea irritazione
in chi, come le associazioni sindacali, era campato
e aveva acquisito potere in un contesto socio-economico
imperniato sulla grande impresa meccanica e sulla contrattazione
collettiva a livello nazionale, che si sta evolvendo
in forme del tutto diverse. Non è infatti casuale
che fra le riforme più avversate dai leaders
sindacali italiani vi sia proprio quella federalista,
che li vede espropriati dei loro poteri d'influenza
basati sulla contrattazione collettiva a livello nazionale,
e che vedrebbe eliminato alla radice quel Welfare State,
che nella seconda metà del XX secolo è
stata l'altra grande fonte di potere sindacale; basti
pensare all'INPS, il cui statuto prevede che nel relativo
consiglio d'amministrazione sieda, con posizione tutt'altro
che secondaria, proprio quel sindacato che nel '94 portò
un milione di persone in piazza a protestare contro
chi (l'allora governo Berlusconi) aveva osato togliere
un po' di denaro dei tax-payers (contribuenti) dalle
loro mani.
Ma oltre a governo e sindacati, questo nuovo scenario
tecnologico e organizzativo spaventa anche le grandi
imprese, che si vedono minacciate dalla concorrenza
di imprese di dimensioni assai più ridotte della
loro. Un tempo, infatti, una volta raggiunta una certa
posizione di mercato, le grandi imprese di mercato erano
meno esposte alla concorrenza, poiché dar vita
a un'impresa concorrente richiedeva un grosso esborso
di capitale e un grosso rischio, che le banche difficilmente
erano disposte ad assumersi, mentre oggi, se si hanno
qualche idea originale e una certa competenza, è
possibile dar vita a un'attività con un esborso
di capitale minore rispetto a un tempo, come dimostrano
i successi di aziende come Tiscali e E-Biscom, che hanno
visto aumentare i loro valori azionari a livelli superiori
rispetto ad aziende come la Fiat.
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