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Alexis de Tocqueville nacque a Verneuil, presso Parigi,
nel 1805 e morì a Cannes nel 1859. Era di origini
aristocratiche, con la famiglia paterna di origine normanna
e la madre nipote del magistrato Malesherbes, difensore
di Luigi XVIII davanti alla convenzione. Con lavvento
del terrore, i genitori di Tocqueville vennero arrestati
nel 1793 e liberati in seguito alla caduta di Robespierre.
Nel 1820 le letture di Montesquieu, Voltaire, Rousseau
e Buffon, nella biblioteca paterna, instaurarono in
lui quello che più tardi definì "dubbio
universale", che lo portò a prendere coscienza
dellanacronismo dei valori in cui era cresciuto
e a focalizzare la sua analisi sul tramonto dellaristocrazia
e sullavvento della democrazia.
Divenuto magistrato nel 1827, nel 1831 venne mandato
negli Stati Uniti a studiarvi il sistema penitenziario.
Tornato in Francia nel 1832, alla fine del 1833 iniziò
la stesura de "La democrazia in America",
che venne pubblicata nel gennaio del 1835 con leditore
Gosselin.
Nel 1838 venne eletto allaccademia delle scienze
morali e politiche e lavorò alla stesura della
seconda parte de "La democrazia in America",
che uscirà nellaprile del 1840, e nel 1839
venne eletto deputato nel collegio di Valognes. Alla
camera sedette tra i banchi della sinistra dinastica,
in opposizione ai liberali di destra di Guizot, conservatori
e collusi con i ceti possidenti, e allopposizione
centrista di Thiers, la cui condotta era improntata
al più bieco trasformismo. Ma lopposizione
più dura era diretta verso lastratto rivoluzionarismo
di repubblicani e democratici, le cui posizioni potevano
preludere a svolte autoritarie.
Intanto si intensificarono i rapporti con John Stuart
Mill, e il 23 aprile del 1848 venne eletto allAssemblea
Costituente, dopo che il 27 gennaio dello stesso anno
lanciò un accorato grido dallarme sulle
incombenti minacce di una rivoluzione sociale, che scoppiò
il 22 febbraio, a causa del divieto governativo di tenere
un banchetto e a seguito del quale venne proclamata
la Repubblica.
In seguito ai primi segni di tubercolosi, si trasferì
a Sorrento nel 1850 e vi rimase fino al 1851, data in
cui fece rientro in Francia, impegnandosi nella commissione
parlamentare per la revisione della Costituzione, allo
scopo di evitare un colpo di mano di Luigi Napoleone,
allo scadere del suo mandato parlamentare non rinnovabile.
Ma il 2 dicembre dello stesso anno Luigi Napoleone mise
in atto un colpo di Stato, sciogliendo il parlamento
e facendo arrestare numerosi deputati fra cui anche
Tocqueville che rimarrà in prigione per due giorni.
Nel 1852 si dimise da Consigliere Generale della Manica
per evitare di prestare giuramento al nuovo regime.
La preoccupazione per linvoluzione in atto, gli
fece indirizzare i suoi sforzi verso lanalisi
storica, in particolare sul nesso tra Rivoluzione francese
e dispotismo napoleonico, ma, col procedere dei suoi
studi intuì che la chiave della comprensione
di entrambi i fenomeni andava cercata nella struttura
dellAncièn Regime e fu così che
nel 1854 Tocqueville dette inizio alla stesura de "LAncièn
Regime e la Rivoluzione" che vedrà la luce
nel 1856 e che rimase, però, incompiuto.
Nel 1858, a causa dellaggravarsi della malattia,
gli venne consigliato un periodo di soggiorno al sud
e fu così che il 28 ottobre partì con
la moglie per Cannes, dove fu assistito dai familiari
e dagli amici più cari e dove vi morì
il 16 aprile del 1859, confortato dalla religione, che
visse con profonda esperienza spirituale. Il 10 maggio
venne sepolto nel cimitero di Tocqueville.
Laspetto centrale del pensiero di Tocqueville
si fonda sullanalisi della democrazia di massa,
di cui egli denuncia contraddizioni e pericoli, il maggiore
dei quali si identifica nella tirannia della maggioranza
che si differenzia dalle tirannie antiche, in quanto
agisce sullo spirito e non sul corpo, non usa la forza
fisica, ma lemarginazione. Da quanto è
scritto su "La Democrazia in America" si evince
che il pericolo del dominio assoluto della maggioranza
è insito nellessenza stessa dei governi
democratici, poiché nelle democrazie non vi può
essere nulla che possa resistere fuori dalla maggioranza.
Tocqueville diceva che: "
limpero morale
della maggioranza si fonda, in parte, sullidea
che vi sia più cultura e più saggezza
in molti uomini riuniti che in uno solo, nel numero,
più che nella qualità dei legislatori".
Secondo Tocqueville, la rivoluzione democratica, in
Francia, ha inciso soltanto sullassetto materiale
della società, senza che si verificasse, nelle
leggi, nelle idee, nelle abitudini e nei costumi, quel
cambiamento necessario per dare alla rivoluzione un
carattere utile e positivo. La mancata sostituzione
del potere regio con le leggi si accompagnava a un mutato
atteggiamento del popolo verso lautorità;
non più rispettata come in passato, ma disprezzata
e temuta come mai in passato.
Persino laccorciarsi delle distanze tra povero
e ricco, dovuta alla divisione delle fortune, sembrava
aver dato a entrambi più motivi per odiarsi,
poiché i poveri continuavano a conservare i pregiudizi
e lignoranza dei loro avi, ma non la loro fede
e la loro virtù. Inoltre, nella società
aristocratica del passato, fondata sullo staus, il fatto
che lindividuo occupasse per tutta la vita la
medesima posizione lo portava ad accettare anche le
più vistose disuguaglianze, ma il confondersi
dei ranghi e la caduta di ogni barriera sociale acuirono
linquietudine del cuore e linvidia verso
chi, partendo da eguali condizioni, otteneva più
successo del proprio vicino. Tali sentimenti Tocqueville
li riscontrò anche negli Stati Uniti, benchè
là avessero compiuto "grandi e felici"
sforzi per far fronte a tali debolezze mediante le loro
leggi municipali, che trattenevano in una sfera ristretta
linquieta ambizione dei cittadini e volgevano
a profitto comune le stesse passioni democratiche che
avrebbero potuto rovesciare lo Stato.
Tra le novità che colpirono Tocqueville durante
la sua esperienza americana vi fu quella delluguaglianza
delle condizioni e del suo estendersi oltre la vita
politica e le leggi. In essa Tocqueville vide la forza
generatrice di ogni fatto particolare e fu proprio da
questa intuizione che trasse spunto per quella che sarebbe
diventata la sua opera principale: "La democrazia
in America".
La passione per leguaglianza sembrava spingere
gli abitanti doltreoceano a voler essere tutti
egualmente forti e stimati; ad elevare i piccoli al
rango dei grandi. Ma ciò che Tocqueville temeva,
riguardo delluguaglianza, era quel gusto depravato
per essa che porta i deboli a voler degradare i forti
al loro livello e che riduce gli uomini a preferire
leguaglianza nella schiavitù alla diseguaglianza
nella libertà. E al venir meno dogni legame
tra loro, sia questo di casta, di classe, di corporazione
e di famiglia, gli uomini ricevono un prepotente impulso
a non preoccuparsi che di se stessi e dei loro interessi
particolari e a rinchiudersi in un gretto individualismo,
dove ogni virtù pubblica è destinata a
perire.
Senza libertà, anche la democrazia rischia di
avere gli stessi effetti del dispotismo, il quale spoglia
i cittadini dogni passione comune e dogni
mutuo bisogno, sopprime qualunque necessità di
vicendevole comprensione e spegne qualunque occasione
dagire di concerto, murando così i cittadini
nella loro vita privata, isolandoli ulteriormente luno
dallaltro. Solo la libertà e lo spirito
dassociazione possono sottrarre i cittadini allisolamento
dovuto alle loro stesse condizioni di vita, per costringerli
a riaccostarsi luno allaltro e per strapparli
alle meschine faccende giornaliere dei loro affari privati.
Tocqueville sosteneva che "Dovunque, dove alla
testa di una nuova iniziativa vedete, in Francia il
governo e in Inghilterra un gran signore, state sicuri
di vedere negli Stati Uniti unassociazione".
"Le società democratiche, ma non libere,
possono essere ricche, raffinate, piene di buoni padri
di famiglia e onesti commercianti, ma ciò che
non si vedrà mai in queste società sono
i grandi cittadini e, soprattutto, un grande popolo.
Il comune livello delle menti e degli animi non sarresterà
mai, nel suo abbassamento, fino a che luguaglianza
e il dispotismo andranno insieme congiunti".
Ma ai sostenitori del dispotismo, Tocqueville disse
che: "se la democrazia non esegue ogni sua impresa
con la stessa perfezione del dispotismo illuminato,
a lungo andare, però, produce di più;
fa meno bene ogni cosa, ma fa più cose. Sotto
il regime democratico è grande non ciò
che lamministrazione pubblica esegue, ma ciò
che si fa senza e al di fuori di essa. Se il fine principale
di un governo non è di dare al corpo intero della
nazione la maggior forza o la maggior gloria possibile,
ma di procurare a ciascuno degli individui che lo compongono
il maggior benessere sociale e di evitargli la maggior
miseria possibile, allora uguagliate le condizioni e
stabilite il governo della democrazia".
Tocqueville attribuiva particolare importanza alla
religione, sottolineando la necessità di credere
per luomo moderno, perché altrimenti "il
dubbio si impadronisce delle più alte sfere dellintelligenza
e paralizza in gran parte le altre", infiacchendo
gli animi e preparando così i cittadini alla
servitù. Lesperienza americana mostrò
come la minor potenza ridusse la religione alle sue
sole forze, ma rese la sua influenza più duratura,
poichè "Quando una religione cerca di fondare
il suo regno soltanto sul desiderio dimmortalità,
che tormenta il cuore di tutti gli uomini, può
aspirare alluniversalità; ma quando si
unisce a un governo, deve adottare delle massime applicabili
solo a certi popoli. Così, alleandosi con il
potere politico, la religione aumenta il suo potere
su alcuni e perde la speranza di regnare su tutti".
Inoltre, ispirando sentimenti diametralmente opposti
allamore smisurato per i piaceri materiali, la
religione "pone i desideri umani al di là
e al di sopra dei beni terreni, elevando lanima
verso regioni superiori a quelle dei sensi" e impone
allindividuo doveri verso la specie umana, allontanandolo
così, di tanto in tanto, dalla contemplazione
di se stesso.
Laltro aspetto fondamentale del pensiero di Tocqueville
fu la critica alla rivoluzione francese e alla filosofia
settecentesca da cui scaturì, asserendo che molti
aspetti di questa erano frutto di quellancièn
regime che la rivoluzione spazzò via.
Secondo Tocqueville, la rivoluzione ha lasciato immutate
molte più cose di quanto si creda e una di queste,
particolarmente importante, era laccentramento
amministrativo. Se laccentramento del potere politico
è fondamentale per la conservazione di uno Stato,
quello amministrativo "non serve ad altro che a
snervare i popoli che vi si sottomettono, perché
tende incessantemente a diminuire in loro lo spirito
di cittadinanza".
Nel caso della Francia, ciò fu particolarmente
grave, in quanto, diversamente dallInghilterra
che fondava le sue istituzioni politiche sul self-government,
il processo di accentramento amministrativo spogliò
laristocrazia di ogni responsabilità, riducendola,
a differenza di quella inglese, a un ceto puramente
parassitario dal punto di vista economico e totalmente
irresponsabile sotto laspetto politico. Dopodichè
creò una casta di intellettuali privi di ogni
responsabilità amministrativa e dediti unicamente
alla speculazione, in modo che la loro totale mancanza
di contatto con le difficoltà pratiche del mondo
reale rendesse il loro spirito dogmatico e intollerante,
così come lo furono lo spirito della rivoluzione
e del successivo Terrore.
E inoltre un luogo comune quello della rivoluzione
scoppiata in un momento di crisi economica; anzi, leconomia
era in una fase talmente espansiva che offrì
la possibilità a un gran numero di contadini
di diventare proprietari, così che una volta
divenuti tali scontarono sulla propria pelle il parassitismo
di certe classi, come la nobiltà e il clero,
per il mantenimento delle quali dovevano pagare imposte,
balzelli e gabelle di ogni tipo.
Altre caratteristiche della rivoluzione francese furono
la sua irreligiosità e la voglia di far tabula
rasa di tutto, facendo scempio di ogni tradizione, e
non è un caso che in Francia, con lattenuarsi
degli echi violenti della stessa rivoluzione, lo spirito
religioso sia via via rifiorito.
Purtroppo, a Tocqueville toccò il ruolo di cassandra
del XIX secolo, naturalmente inascoltato come tutte
le cassandre di ogni epoca, ma tra i suoi lasciti, potremmo
eleggere a simbolo questa frase tratta da "La democrazia
in America: "Le nazioni moderne non possono evitare
che le condizioni diventino uguali; ma dipende da loro
che leguaglianza le porti alla schiavitù
o alla libertà, alla civiltà o alla barbarie,
alla prosperità o alla miseria".
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