|
Sraffa:
Produzione di errori a mezzo di errori
di
Robert Murphy - Mises Institute
(traduzione di Massmiliano Neri)
| Leggendo la storia del pensiero economico
del ventesimo secolo è probabile incontrare
il lavoro di Piero Sraffa, in particolare il suo
curioso volume, Produzione di merci a mezzo di
merci: Premesse a una critica della teoria economica
(Einaudi, Torino, 1979 [1960]). Sebbene questo libro
ebbe un'importanza fondamentale nella cosiddetta
controversia sul capitale di Cambridge [1],
il suo metodo poco ortodosso lo rende incomprensibile
anche ad economista professionista. In quest'articolo
si riassumono gli argomenti principali di Sraffa
e se ne propone una critica dal punto di vista austriaco.
Anche se una critica a Sraffa ha valore in se, in
ballo vi è un elemento ideologico ancora
più importante. |
 |
Il suo lavoro è stato citato per lungo tempo
da leader sindacali e socialisti di tutti i colori per
mostrare che se i sindacati aumentano artificialmente
i salari reali e la banca centrale abbassa il tasso
d'interesse, non si producono effetti reali sulla produzione.
Al contrario, tale politica economica ridistribuirebbe
semplicemente, in ogni periodo, la proprietà
della produzione netta. Tuttavia, risulta che Sraffa
può ottenere tale risultato solo eliminando dal
suo modello l'individuo e le sue preferenze soggettive.
L'APPROCCIO MACRO CONTRO L'APPROCCIO MARGINALE
Come suggerisce nel sottotitolo del suo libro, l'intenzione
di Sraffa è di formare una base alternativa alla
teoria economica ortodossa, tale come si era sviluppata
dopo la rivoluzione marginalista del 1870. Spiega Sraffa
nella prefazione:
E'
una
caratteristica peculiare dell'insieme d'affermazioni
qui pubblicate il fatto che, sebbene non entrino nel
merito di alcuna discussione della teoria marginale
del valore e della distribuzione, siano nonostante
state ideate per servire da base per una critica a
tale teoria. Se le fondamenta reggono, la critica
si potrà tentare in secondo tempo, o da parte
dell'autore o da parte di qualche giovane più
preparato per tale compito. (vi)
Come vedremo, il libro di Sraffa propone una via alternativa
per derivare i prezzi d'equilibrio, i salari e i tassi
d'interesse. Invece di fissare il prezzo d'equilibrio
di una macchina al valore del suo prodotto marginale,
Sraffa fa un passo indietro per osservare l'economia
nel suo insieme come un sistema interrelazionato costituito
da vari processi di produzione. Secondo Sraffa, l'approccio
marginale è deficiente perché incoraggia
una miope concentrazione sul bene in questione, quando
un approccio migliore riconoscerebbe l'evidenza lapalissiana
che le merci servono non solo a soddisfare i fini dei
consumatori, ma anche per produrre altre merci. Per
illustrare il metodo Sraffa, è conveniente passare
immediatamente ad alcuni esempi concreti.
PRODUZIONE DI SUSSISTENZA
Nel caso più elementare, Sraffa immagina "una
società estremamente semplice che produce non
più del necessario per la sussistenza. Le merci
sono prodotte da diverse industrie e sono scambiate
le une per le altre
" (3). Sraffa continua:
Supponiamo,
inizialmente, che si producano solo due merci, grano
e ferro. Entrambe sono utilizzate in parte per il
sostentamento di coloro che lavorano e, per il resto,
come mezzi di produzione (il grano come semina e il
ferro in forma di utensili). Supponiamo inoltre che,
tutto sommato e includendo il necessario per i lavoratori,
si usino 280 quarti di libbra (q.d.l.) e 12 tonnellate
(t.) di ferro per produrre 400 q.d.l. di grano, mentre
120 q.d.l. di grano e 8 t. di ferro siano usati per
ottenere 20 t. di ferro. Un anno di produzione si
può riassumere nella tabella seguente:
280
q.d.l. grano + 12 t. ferro > 400 q.d.l. grano
120 q.d.l. grano + 8 t. ferro > 20 t. ferro
Si noti che Sraffa ha scelto questi numeri in modo
che in ogni periodo la società produca esattamente
le quantità sufficienti di grano e fero per consentire
la produzione nel periodo successivo (per il grano:
280+120=400; per il ferro: 12+8=20). Di conseguenza,
tale ipotetica società può proseguire
indefinitamente con tale tecnologia e assegnazione di
risorse, perché in ogni periodo si produce esattamente
ciò che è richiesto dalla produzione.
In tale società, Sraffa osserva: "Vi è
un unico insieme di valori di scambio che, se adottati
dal mercato, ripristina la distribuzione originale dei
prodotti e permette al processo di ripetersi; tali valori
emergono direttamente dal metodo di produzione"
(3). E' precisamente qui che Sraffa si allontana dalla
teoria marginale del valore. Sebbene si siano osservate
solo grandezze aggregate, invece dell'utilità
marginale dei prodotti, Sraffa può concludere
che: "In questo esempio specifico [di un'economia
costituita da grano e ferro], il valore di scambio richiesto
è 10 q.d.l. di grano per 1 t. di ferro"
(3).
Prima di proseguire, analizziamo il ragionamento di
Sraffa. Fino ad ora, i fatti tecnologici mostrano che,
da un punto di vista ingegneristico, è possibile
che questa società continui a sfornare 400 q.d.l.
di grano e 20 t. di ferro indefinitamente. Ma perché
questo sia economicamente possibile in uno scenario
di mercato, è necessario che gli individui incaricati
della produzione di grano guadagnino abbastanza, vendendo
400 q.d.l., da poter comprare (a) 280 q.d.l. di grano
e (b) 12 t. di ferro, dato che questo è ciò
che il produttore bisogna per comprare gli input necessari
al periodo di produzione successivo. Naturalmente, il
produttore non è obbligato a vendere l'intero
ammontare della produzione lorda di grano per poi ricomprare
i 280 q.d.l. necessari come fattore id produzione. Può
semplicemente immagazzinare 280 q.d.l. dalla produzione
lorda e quindi vendere i rimanenti 120 q.d.l. di grano
sul mercato. Quindi, affinché il produttore di
grano possa rimanere sul mercato, è necessario
che 120 q.d.l. abbiamo un valore di scambio di almeno
12 t. di ferro.
D'altro lato, analizzando la situazione dal punto di
vista del produttore di ferro, si deduce che questi
può sopravvivere sul mercato solo se il prodotto
netto di 12 t. di ferro ha un valore di scambio di almeno
12 q.d.l. di grano. Sommano le due condizioni, si conclude
che l'unica maniera affinché entrambi i produttori
possano stare sul mercato è che 120 q.d.l. di
grano abbiano un valore di scambio esattamente pari
a 12 t. di ferro (il che riflette il prezzo di 10 q.d.l.
per 1 t. di ferro corrispondente alla precedente citazione
di Sraffa).
Reiterando, il punto di questo ragionamento è
che (apparentemente) non è necessaria alcuna
considerazione marginale per calcolare i prezzi di mercato,
almeno in una economia di sussistenza. La situazione
si fa più completa nel caso di eccedenze (surplus).
PRODUZIONE CON ECCEDENZA
Nel secondo capitolo, Sraffa tratta il caso più
generale, dove l'ammontare di ogni merce prodotta eccede
le quantità usate nelle varie linee di produzione.
Ad esempio, supponiamo che venga alterato il fattore
tecnologico:
280
q.d.l. grano + 12 t. ferro > 575
q.d.l. grano
120 q.d.l. grano + 8 t. ferro >
20 t. ferro
In tale scenario non è possibile utilizzare
la tecnica precedente per determinare i prezzi d'equilibrio.
Ogni imprenditore, per proseguire il suo business, necessita
ancora di guadagnare abbastanza dalle vendite per rifornirsi
degli input necessari. Tuttavia, a causa del surplus
(si producono 575 q.d.l., quando solo 400 sono necessari
per la produzione nel periodo successivo), le due condizioni
precedenti non sono sufficienti per "inchiodare"
i prezzi di mercato del grano e del ferro.
Chiamando Pw il prezzo del grano e Pi il prezzo del
ferro, tutto quello che si può affermare ora
è che
280Pw
+ 12Pi <= 575Pw,
120Pw + 8Pi <= 20Pi.
A differenza del caso della sussistenza, queste due
disuguaglianze non permettono di risolvere con valori
unici Pw e Pi.
Sraffa giunge in soccorso introducendo il "tasso
di profitto", che denota con r. (Si tratta
naturalmente di quello che la Scuola Austriaca qualificherebbe
come il tasso di interesse netto reale). A seguito della
concorrenza fra i capitalisti, quando in una determinata
industria vi è un'eccedenza fisica, vi deve essere
un apprezzamento uniforme del capitale investito in
tutte le industrie. Di conseguenza, per risolvere
i prezzi d'equilibrio del grano e del ferro nello scenario
precedente, dobbiamo introdurre una nuova variabile,
il tasso di profitto, in modo tale che valgano le seguenti
relazioni:
(280Pw
+ 12Pi) x (1+r) = 575Pw
(120Pw + 8Pi) x (1+r) = 20Pi
Risolvendo, si ottiene che 15 q.d.l. di grano si scambiano
per 1 t. di ferro e che i "tassi di profitto"
si attestano al 25%. In conclusione, Sraffa ha apparentemente
determinato i prezzi di equilibrio e il tasso d'interesse
senza alcun bisogno di utilizzare valori marginali.
L'ELEMENTO IDEOLOGICO
Ora che comprendiamo la base dell'approccio di Sraffa,
siamo nella posizione di capire alcuni dei suoi risultati
e perché questi vennero accolti con entusiasmo
dall'accademia di sinistra e dalle organizzazioni sindacali
italiane. Nelle sezioni seguenti, Sraffa deriva risultati
che dipingono un compromesso fra i salari reali e il
tasso di profitto. In particolare, l'analisi di Sraffa
suggerisce che in un'economia avanzata, la proporzione
del surplus che va ai lavoratori in confronto a quella
che va ai capitalisti è arbitraria e per nulla
"determinata" da fattori tecnologici o economici.
Nel modello di Sraffa, ad esempio, i sindacati potrebbero
incrementare i salari reali e diminuire i tassi d'interesse
senza che questo produca effetti reali sulla produzione;
ciò darebbe luogo meramente ad una redistribuzione,
in ogni periodo, della proprietà dei beni prodotti
netti.
IL DIFETTO DELL'APPROCCIO SRAFFA
Nonostante l'approccio interessante e la genialità
dei risultati matematici, Sraffa non ha successo nel
tentativo di rovesciare la teoria marginale del valore.
Invece che rimpiazzare l'orientamento moderno nelle
decisioni soggettive realizzate al margine, Sraffa assume
semplicemente che queste non esistano. Ad esempio, nel
caso più semplice di una economia di sussistenza,
Sraffa da per scontato che le persone che appartengono
a questa economia continueranno a produrre 400 q.d.l.
di grano e 20 t. di ferro in ogni periodo, eternamente.
Ma perché dovrebbero farlo? Immaginiamo,
ad esempio, che la gente non desideri il grano
o il ferro! O, per andare la punto, supponiamo che gli
esseri umani, invece che produrre semplicemente più
grano e ferro, scoprano un utilizzo migliore per le
loro scorte di grano e ferro. In che modo potrebbero
le persone rompere la loro condizione di sussistenza
nel mondo di Sraffa?
Naturalmente gli Sraffiani risponderebbero che, se volessimo
modellare un nuovo scenario, dovremmo fare uso del modello
generale con eccedenze. Se i membri di questa economia
ipotetica desiderassero produrre un altro bene, oltre
al grano e al ferro, basterebbe semplicemente aggiungere
una linea ulteriore nella lista delle prescrizioni tecnologiche.
Ma questo non risponde al punto. Il metodo di determinazione
dei prezzi di equilibrio di Sraffa in una economia con
surplus assume che il sistema si sia assestato al
livello ottimo in tutte le linee di produzione.
La tecnica di Sraffa non concede spazio ai membri individuali
della società e al fatto che questi possano influenzare
i metodi di produzione che si utilizzano (che vi sia
o meno un surplus). Questo perché, in ultima
istanza, nel modello di Sraffa non vi sono individui.
Tale obiezione è ancor più rilevante all'ora
di valutare il risultato presuntamene più importante
di Sraffa. Sraffa ha mostrato che i tassi di profitto
sono "variabili libere" (indeterminate e soggette
a influenze esterne, con una particolare una tendenza
al ribasso) semplicemente escludendo dai sui modelli
l'ottimizzazione intertemporale. Effettivamente, se
l'unica funzione dei tassi d'interesse è indicare
il tasso comune di apprezzamento del capitale investito,
allora vi sarà un intervallo di valori consistenti
con l'equilibrio generale. Tuttavia, se ammettiamo che
il tasso d'interesse di mercato riflette il tasso di
preferenza temporale soggettivamente determinato dai
consumatori (il premio assegnato al consumo immediato
in relazione al consumo futuro), questo eliminerà
completamente la molteplicità di valori d'equilibrio
dei tassi d'interesse. Siccome anche questo "prezzo"
è soggetto alla legge della domanda e dell'offerta,
non vi è nulla nella determinazione del tasso
d'interesse che sia maggiormente arbitrario rispetto
al caso, ad esempio, del prezzo delle televisioni.
CONCLUSIONI
E' evidente che le tecniche di Sraffa soffrono di un
problema estremamente comune, diffuso anche fra gli
economisti professionisti. Sebbene molta gente comprenda
perfettamente che le forze del mercato portano ad un
prezzo di mercato unico "corretto" (per le
radio, i Big Mac, etc.) per qualche ragione il tasso
d'interesse viene invece considerato malleabile. Sraffa
ottiene i sui risultati unicamente eliminando dallo
scenario gli individui (e le loro preferenze soggettive).
Detto questo, è in ogni caso consigliabile che
un serio studente della teoria austriaca del capitale
e dell'interesse legga il lavoro di Sraffa. I discepoli
neo-riccardiani di Sraffa [2], nella
controversia sul capitale di Cambridge, non furono completamente
irragionevoli nei loro attacchi all'ortodossia neoclassica.
Avevano perfettamente ragione a criticare la giustificazione
ortodossa degli interessi come "ritorno del prodotto
marginale del capitale". Al di fuori del mondo
neoclassico delle economie con un singolo bene, non
esiste alcun "stock" di capitale. Esistono,
al contrario, diverse quantità di beni capitali
eterogenei. Come Sraffa stesso afferma:
in generale, l'uso del termine "costo di produzione"
è stato evitato in questo lavoro, come identicamente
non si è fatto uso, a costo di noiose circonlocuzioni,
del termine "capitale" nella sua connotazione
quantitativa. Questo perché tali termini sono
divenuti inseparabilmente connessi all'ipotesi che
essi rappresentano quantità che possono essere
misurate indipendentemente da e a priori della determinazione
del prezzo dei beni. (Ne sono testimoni i "costi
reali di Marshall e la "quantità di capitale"
implicata teoria marginale della produttività).
Dato che il liberarsi da tali presupposizioni era
stato uno dei fini di questo lavoro, l'evitare tali
termini è sembrata l'unica maniera per non
pregiudicare la questione. (9)
Sebbene si sbagliava all'ora di condannare l'interesse
con un'istituzione non necessaria e sfruttatrice, Sraffa
aveva perfettamente ragione nel criticare la giustificazione
convenzionale (mainstream) del reddito capitalista.
Per offrire una difesa appropriata dell'interesse, uno
deve orientarsi ad una teoria dell'interesse (come le
teorie proposte dagli economisti austriaci) che non
lo considerano come il prodotto marginale del capitale.
Robert
Murphy è Adjunct Scholar del Mises Institute
e insegna economia all'Hillsdale College. (robert_p_murphy@yahoo.com).
L'archivio dei suoi articoli è consultabile qui.
versione
originale dell'articolo
Note:
[1]
Sulla controversia sul capitale di Cambridge, si consulti
l'articolo precedente di Murphy
[2]
A seguito della similarità fra il suo metodo
e i modelli (verbali) dell'equilibrio generale di David
Ricardo, Sraffa e i sui seguaci sono spesso chiamati
neo-riccardiani. Questo può generare confusione
dato che i loro avversari sono i neo-classici
e David Ricardo, dopo tutto, era un economista classico.
|