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Adam Smith nacque a Kirkcaldy, in Scozia,
nel 1723 (il giorno esatto non lo si conosce) e morì
a Edimburgo il 17 luglio del 1790. Durante la sua esperienza
universitaria a Glasgow rimase particolarmente attratto
dalle teorie del suo docente Francis Hutcheson, che
considerava luomo un animale essenzialmente sociale,
tanto da rifiutare la separazione tra etica e politica.
Smith proseguì gli studi al Balliol College di
Oxford per prepararsi alla carriera ecclesiastica, ma
lambiente, tradizionalista e autoritario, non
era di suo gradimento, tanto che venne punito per essere
stato sorpreso a leggere The Treatise of Human Nature
di David Hume, considerato sostenitore di un vago teismo
e che più tardi diverrà uno dei suoi migliori
amici.
Fra i maggiori esponenti dellempirismo britannico,
assieme allo stesso Hume, le sue due principali opere
furono The Theory of Moral Sentiments (1759) e An Inquiry
into the Nature and the Causes of the Wealth of Nations
(1776). Più conosciuto per la seconda (ritenuta
la Bibbia delleconomia moderna) che per la prima,
è curioso che fra gli autori contemporanei, proprio
quelli che più ne hanno raccolto leredità
e si sono maggiormente occupati di questioni economiche,
si siano ispirati a The Theory of Moral Sentiments,
come Hayek nello scrivere The Fatal Conceit, mentre
i suoi detrattori si sono particolarmente soffermati
sulla sua seconda opera, descrivendola come lapologia
della società atomistica.
Lacuto spirito dosservazione e lindubbia
abilità descrittiva, conferiscono ad Adam Smith
la capacità di esplicitare i concetti rendendoli
semplici, tanto che al lettore, mentre scorre le sue
opere, sembra quasi venir spontaneo dire: "Ovvio,
ma perché non ci avevo pensato prima?".
Perciò, se è vero quanto i suoi critici
sostengono nel dire che Egli non ha in realtà
scoperto niente, è però altrettanto vero
che nessuno, meglio di lui, ha saputo dare una forma
così appropriata al proprio pensiero, associando
le proprie idee in maniera così efficace.
Non è quindi esatto dire, come molti affermano,
che Smith sia stato il fondatore della moderna scienza
economica, in quanto, prima di lui, autori come Petty,
Cantillon, Quesnay e tanti altri si erano occupati di
questioni economiche, mentre Adam Smith più che
un economista, sarebbe corretto definirlo un filosofo
morale che si occupò di economia, con tutti i
limiti e le implicazioni che ciò comporta, come
testimonia la sua famosa metafora della "mano invisibile".
Con questa definizione, Smith cerca di dare una spiegazione,
per la verità poco esauriente, di quei meccanismi
di mercato che operano indipendentemente dalle motivazioni
sottostanti il comportamento dei singoli individui,
ma che guidano leconomia in modo da assicurare
il benessere materiale necessario per uno svolgimento
pacifico e ordinato della vita civile.
Il punto di partenza delle riflessioni economiche di
Smith è costituito dalla divisione del lavoro
e lobiettivo della sua analisi è spiegare
il funzionamento di un sistema economico in cui ogni
persona è impegnata in un compito specifico e
ogni impresa produce una merce specifica. Smith, riprendendo
da Petty, Cantillon e Quesnay il concetto di sovrappiù,
identificato in quella parte del prodotto che eccede
quanto serve a ricostituire le scorte iniziali di mezzi
di produzione e di mezzi di sussistenza per i lavoratori
impiegati nel processo produttivo, attribuisce importanza
centrale al processo di accumulazione ai fini dello
sviluppo economico e della crescita della produttività
derivante dal progresso nella divisione del lavoro.
Favorevole allautodeterminazione individuale,
almeno in campo economico, Smith parla di self-interest
(interesse personale) e non di selfishness (egoismo),
senza che la teoria sugli effetti positivi del perseguimento
dellinteresse personale, sviluppata nella Ricchezza
delle nazioni, contraddica quanto da egli stesso scritto
ne La teoria dei sentimenti morali, in cui viene proposta
una "morale della simpatia", che spinge lindividuo
a ricercare continuamente lapprovazione dei suoi
simili e ad agire come se fosse sottoposto al giudizio
che di lui darebbe uno "spettatore imparziale"
ben informato delle circostanze. Questa propensione
morale agisce da contrappeso alle motivazioni più
egocentriche, e poiché il perseguimento dellinteresse
personale avviene allinterno di un quadro di regole
morali, oltre che giuridiche, tale propensione garantisce
un esito socialmente positivo. Così, Smith ritiene
che "non è certo dalla benevolenza del macellaio,
del birraio e del fornaio che possiamo aspettarci il
nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del
proprio interesse" e che nel perseguire larricchimento
personale "ognuno può correre con tutte
le proprie forze sfruttando al massimo ogni nervo e
ogni muscolo per superare tutti gli altri concorrenti.
Ma se si facesse strada a gomitate o spingesse per terra
uno dei suoi avversari, lindulgenza degli spettatori
avrebbe termine del tutto".
Ciò che si dice relativamente a La ricchezza
delle nazioni è che è unopera "sempre
attuale". Ciò non è del tutto vero;
basti pensare al titolo dellopera stessa e a quanto
accade oggi nella circolazione dei capitali, dove si
può ormai parlare non più in termini di
ricchezza delle nazioni, ma di ricchezze individuali,
che travalicano i confini dei singoli stati sempre più
impotenti nel dirigere il flusso della ricchezza prodotta.
Lattualità delle opere di Adam Smith si
è andata perdendo in merito agli aspetti più
prettamente politici e macroeconomici, mentre conservano
ancora il loro carattere di veridicità riguardo
agli aspetti più prettamente morali relativi
al comportamento umano dentro e fuori la sfera economica.
Come tutti i classici, fra cui anche Marx un secolo
più tardi, Smith si impantanò nel cercare
un metodo valido per determinare il valore intrinseco
del lavoro, ma, probabilmente, limpossibilità
di assegnare un valore intrinseco a grandezze economiche
e oggetti non poteva essere percepita da un filosofo
morale che solo in maniera empirica e senza una teoria
scientifica propria si occupò di economia. Dovrà
passare ancora un secolo prima che gli economisti marginalisti
possano offrire una spiegazione in qualche modo soddisfacente
del problema, ricorrendo a concetti di carattere soggettivo
come "preferenze dei consumatori" e "utilità
marginale", ma il contributo di Adam Smith fu a
tal punto importante che, allepoca dellamministrazione
Reagan, parecchi consiglieri economici del presidente
erano soliti presentarsi in pubblico ostentando cravatte
con limmagine del paladino del laissez faire.
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