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Nato nel 1632 a Wrington (Somersetshire)
da famiglia puritana. Nel 1646 è ammesso al prestigioso
collegio di Westminster; si iscrive poi nel 1652 al
Christ Church college di Oxford, dove si laurea e insegna
greco, retorica, e filosofia morale.
Capostipite dellempirismo britannico, Locke dette
origine alle indagini gnoseologiche che, successivamente
sviluppate, approdarono alla concezione humeana. Fu
il teorizzatore del liberalismo che si affermò
nella Gran Bretagna alla fine del 600.
Di salute cagionevole, Locke si trasferisce in Francia
nel 1675, dove vi resterà fino al 1679, ed è
qui che subisce linflusso delle idee di Cartesio,
particolarmente riscontrabile sia quando attribuisce
allintuizione chiara e distinta il valore di criterio
fondamentale di verità, sia quando riconosce
la grande importanza della matematica.
Secondo Locke, non esistono idee innate. Le idee derivano
"dallesperienza nella quale è fondata
tutta la nostra conoscenza e dalla quale essa, in ultima
analisi, deriva". Fonti dellesperienza sono
la sensazione - o senso esterno - , con cui si percepiscono
gli oggetti esterni, e la riflessione - o senso interno
- che è la "percezione delle operazioni
del nostro spirito dentro di noi, quando è impiegato
intorno alle idee che ha ottenuto". La riflessione
elabora, per mezzo della memoria, le idee dovute alla
sensazione. Le idee possono essere semplici, come quelle
che provengono direttamente dalla sensazione e dalla
riflessione, come colori, odori e suoni (provenienti
da un solo senso, mentre quella di spazio e forma proviene
da più sensi), o complesse, che sono formate
da una composizione di idee semplici effettuata dallintelletto.
Questo, una volta fornito di idee semplici (Locke considera
le idee semplici gli elementi primi di ogni conoscenza
e lintelletto umano non può né crearle,
né distruggerle), diviene attivo e "ha il
potere di ripeterle, paragonarle e unirle, in una varietà
di modi che si può dire quasi infinita, e così
può produrre a piacere nuove idee complesse".
Pur infinite nel numero, le idee complesse possono essere
a loro volta raggruppate in tre categorie fondamentali:
modi, che "sono considerate come idee di cose che
dipendono da sostanze o da affezioni di sostanze"
(es. idee di numero, di spazio e di tempo), sostanze,
che constano di combinazioni di idee semplici, sussistenti
per sé stesse, e si distinguono in singole (es.
una mucca, possibilmente intelligente) e collettive
(mandria), e relazioni, che consistono nella considerazione
e nella comparazione di unidea con unaltra
(es. idea di identità e di causalità).
Riguardo la conoscenza, Locke considera lesperienza
come il proprio fondamento necessario, ma non identifica
la seconda con la prima. Secondo Locke, la conoscenza
"è la percezione del legame e dellaccordo
(o del disaccordo) e dellincompatibilità
tra nostre idee qualsiasi". In mancanza di questa
percezione, ci potrà essere immaginazione, o
congettura, ma non conoscenza. I tre gradi di conoscenza
sono: intuizione, che è la percezione immediata
dellaccordo (o disaccordo) tra due idee, per via
diretta, senza lintervento diretto di nessuna
altra idea; essa costituisce la forma più chiara
ed evidente e si esemplifica negli assiomi matematici,
dimostrazione, che è la percezione non immediata
ottenuta per via indiretta, ricorrendo allintervento
di altre idee, che sono chiamate prove; certa, ma meno
chiara dellintuizione, può essere esemplificata
dalla conoscenza dellesistenza di Dio e dalla
dimostrazione di molte proposizioni matematiche, e sensazione,
che riguarda "lesistenza di oggetti particolari
esterni, sulla base della percezione e della coscienza
che abbiamo dellingresso effettivo delle idee
che derivano da essi"; la loro conoscenza è
meno chiara delle precedenti ed è esemplificata
dalla certezza dellesistenza degli oggetti esterni,
che è appunto limitata dalla sensazione, al cessare
della quale, si ha la sostituzione della certezza con
la probabilità.
Riguardo agli aspetti religiosi, Locke concentrò
la propria attenzione sui temi relativi al rapporto
tra ragione e messaggio cristiano. Locke cerca di comprendere
direttamente linsegnamento di Gesù Cristo
attingendo unicamente dalle pagine della sacra Scrittura.
Tenta di individuare le dottrine fondamentali del cristianesimo
andando a leggere direttamente che cosa effettivamente
Gesù predicò (così come appare
nei racconti evangelici) e che cosa annunciarono al
mondo i suoi apostoli dopo la pentecoste (così
come appare dalla narrazione degli Atti degli Apostoli).
Secondo Locke, lannuncio della salvezza, presente
nella scrittura, è rivolto a tutti gli uomini
e deve essere espresso in modo concepibile a tutti,
e ciò porta Locke a respingere ogni interpretazione
della sacra Scrittura di tipo allegorico o mistico.
Dalla lettura dei quattro Vangeli, e degli Atti degli
Apostoli Locke trae la tesi fondamentale della "Ragionevolezza
del Cristianesimo" (1695): che lunico articolo
di fede richiesto espressamente da Cristo e dagli apostoli
per diventare cristiani è quello della messianicità
di Gesù di Nazareth, e che lintera opera
e predicazione di Cristo e degli apostoli fu diretta
a quella manifestazione e a quellannuncio. È
questo il nucleo essenziale della rivelazione cristiana:
quel nucleo di verità di facile comprensione,
di cui parlavano e su cui indagavano i teologi dellepoca,
quel nucleo di verità che, essendo condiviso
da tutti i cristiani, avrebbe permesso lavvento
della concordia religiosa.
È, inoltre, in quel clima di intolleranza religiosa
che nel 1683 Locke si vide costretto a rifugiarsi in
esilio in Olanda, dove vi resterà per 6 anni
e dove scriverà, tra il 1685 e il 1686, "La
Lettera sulla Tolleranza". In questa opera Locke,
oltre ad affermare la necessità che lo Stato
riconosca a tutti i cittadini luguaglianza dei
diritti in materia di religione, ritiene che sia suo
dovere anche quello di tutelare e conciliare le aspirazioni
di ogni uomo alla vita, alla libertà, allintegrità
fisica e morale, e al mantenimento dei beni esteriori
onestamente acquisiti.
Dal punto di vista politico, Locke può essere
considerato il padre del liberalismo. Come Hobbes, parte
esaminando lo stato di natura, definendolo "uno
stato di libertà perfetta di ordinare le proprie
azioni, di disporre delle proprietà e delle persone
come meglio si ritiene, entro i limiti della legge di
natura, senza chiedere il permesso a nessuno e senza
dipendere dalla volontà di nessuno". Diversamente
da Hobbes, Locke non pensava che lo stato di natura
fosse fondato sullanarchia, bensì che fosse
retto dalla legge naturale, che ha il potere di vincolare
tutti gli uomini e che ha alla propria base la ragione.
Secondo tale legge, la libertà assoluta incontra
il proprio limite nellarrecare danno alla libertà
altrui. Tra i diritti fondamentali delluomo, accanto
a quello della libertà, vi sono quello della
vita e quello della proprietà, la cui inalienabilità
e irrinunciabilità sono dovute al fatto che si
basano entrambe sulla ragione.
Lo stato di natura, però, comporta degli inconvenienti,
per evitare i quali, gli uomini sono costretti a costituire
lo Stato, mediante un contratto consensualmente stipulato.
Contrariamente a quanto affermava Hobbes, per Locke,
la costituzione dello Stato non comporta che i cittadini
rinuncino ai diritti dati loro dalla natura.
Esso ha proprio il compito di tutelare questi diritti,
e lautorità ne risponde di fronte alla
comunità, ma esistono dei limiti ben precisi
al potere legislativo e a quello esecutivo, che in ogni
caso devono essere separati tra loro, e quando lautorità
esce da detti limiti, essa diviene tirannide, e, non
rispondendo più ai fini per i quali è
stata creata, il popolo ha il diritto di abbatterla.
Linterpretazione data da Locke al rapporto tra
libertà e legge naturale parte dal presupposto
che la libertà di agire secondo la propria volontà
viene fondata sulla ragione umana (e quindi sulla legge
naturale), in modo che la libertà non sia vista
come lambito aperto alla scelta degli individui,
una volta che siano stati tracciati i limiti della legge,
bensì come lesercizio moralmente e razionalmente
appropriato alla loro capacità di azione. La
libertà incontrollabile (da altri uomini) che
ha luomo di disporre della sua persona e dei suoi
beni è interiormente guidata dalla ragione (legge
di natura) che prescrive a tutti gli uomini la conservazione
propria e altrui, e i doveri ad essa connessi.
Riguardo al rapporto tra legge naturale e uguaglianza,
questultima consiste in un principio di reciprocità
del potere e della giurisdizione degli individui, e
tale principio prescrive che il potere esecutivo della
legge di natura, se è attribuito a qualcuno,
deve essere riconosciuto a tutti. Questa interpretazione
formale delluguaglianza corrisponde alla prima
interpretazione della libertà, infatti, la legge
di natura prescrive, secondo la concezione liberale,
la reciprocità dei diritti e dei poteri degli
individui, considerati prima di ogni loro accordo. Ma
Locke non considera luguaglianza naturale soltanto
come un principio di trattamento equo, ma anche come
un obbligo di amore e di carità, in una concezione
basata sulla partecipazione degli uomini ad una comunità
morale naturale fondata sul loro rapporto con Dio. Secondo
Locke, gli uomini sono tutti opera di un creatore onnipotente
e infinitamente saggio, e posti nel mondo per suo ordine
e in vista dei suoi scopi, e quindi, sono di sua proprietà.
Locke colloca lindividualismo, il contrattualismo
e il razionalismo, che orientano in senso liberale la
sua politica, nel quadro più ampio dellordine
dei doveri voluto da Dio e sviluppato nelleconomia
provvidenziale della natura. Il fondamento morale del
liberalismo di Locke poggia, quindi, sulla volontà
e sulla legge di Dio, che dispone di premi e punizioni
e ha il potere di chiamare chiunque a rendergli conto.
Luomo è soggetto alla signoria di Dio,
"che ha diritto e autorità su di lui e che
ha espresso una volontà nei suoi confronti attraverso
lordine e gli scopi del mondo".
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