|
Le
imposte scoraggiano la produzione
Henry Hazlitt, Economics in one lesson,
cap. IV
(Traduzione di Massimiliano Neri)
Esiste tuttavia un altro fattore che contribuisce a
rendere improbabile che la ricchezza creata attraverso
gli investimenti statali compensi pienamente la ricchezza
distrutta dalle imposte ricevute per il finanziamento
di tali investimenti. Non si tratta semplicemente, come
spesso si suppone, di prelevare dal portafoglio destro
della nazione per versare in quello sinistro. Gli investitori
statali ci dicono, ad esempio, che se il reddito nazionale
sale a 200 miliardi di dollari (sono sempre molto generosi
nel fissare questa cifra), un livello di imposte per
50 miliardi di dollari all'anno significa trasferire
solo il 25% dei fini privati a quelli pubblici. Questo
sarebbe come dire che il paese è una gigantesca impresa
commerciale e che tali operazioni implicano meri appunti
contabili. Gli investitori statali dimenticano che si
stanno appropriando del denaro di A per consegnarlo
a B, o meglio detto, lo sanno molto bene, però al contempo
alludono con gran magnificenza ai benefici che il processo
porta a B; si riferiscono alle cose meravigliose delle
quali questi potrà godere e che non avrebbe potuto neppure
sognare se tale denaro non gli fosse stato consegnato.
Sorvolano sulle conseguenze che A dovrà sopportare,
guardano solo a B e si dimenticano di A.
Nel mondo moderno non si applica a tutte le persone
un'identica percentuale d'imposte sul reddito personale.
Il maggior carico fiscale ricade su un settore limitato
dei contribuenti e a tale contribuzione sul reddito
si affiancano sempre altri tipi d'imposte. La tassazione
condiziona inevitabilmente le azioni e gli incentivi
delle persone che devono sopportarla. Quando un'impresa
perde cento centesimi per ogni dollaro di passivo e
le si permette di conservare solo sessanta centesimi
per ogni dollaro guadagnato; quando non può compensare
gli anni di perdite con gli anni di attivo (o non può
farlo adeguatamente), la sua linea di condotta viene
modificata. L'impresa non intensifica la sua attività
commerciale o, se lo fa, incrementa solo quelle operazioni
che implicano un rischio minimo. Quelli che si rendono
conto di tale realtà sono restii ad iniziare nuove imprese.
In tal modo, gli imprenditori più navigati non generano
nuove occasioni d'impiego o le creano in misura minima,
mentre coloro che vorrebbero iniziare un'impresa, non
lo fanno. Il perfezionamento delle installazioni e il
rinnovo delle macchine industriali si produce ad un
ritmo più lento e il risultato, a lungo termine, si
traduce nell'impedire ai consumatori l'acquisto di prodotti
migliori e più economici. In questo modo diminuiscono
i salari reali.
Un effetto simile si produce quando i redditi personali
sono gravati dal fisco ad un 50, 60, 75, o 90 percento.
Le persone cominciano a domandarsi perché devono lavorare
sei, otto, dieci mesi all'anno per lo stato e solo sei,
quattro o due mesi per se stessi e la loro famiglia.
Se perdono un dollaro intero quando ottengono passivi,
ma possono conservare solo una parte di quello che guadagnano,
giungono alla conclusione che è sciocco rischiare il
loro capitale. In questo modo, il capitale disponibile
decresce in maniera allarmante, perché rimane esposto
all'imposizione fiscale ancor prima di essere accumulato.
In definitiva, al capitale capace di dare impulso all'attività
commerciale privata s'impedisce, in primo luogo, di
esistere e nel caso che si accumuli viene scoraggiato
l'avvio di nuove imprese. Il potere pubblico genera
così quella disoccupazione che desiderava tanto evitare.
Un certo carico fiscale, naturalmente, è indispensabile
per compiere le funzioni essenziali d'ogni governo.
Un livello d'imposte ragionevole, adeguato a tal fine,
non interferisce seriamente con la produzione, perché
i servizi pubblici che si offrono in cambio e che salvaguardano
la produzione stessa suppongono una compensazione più
che sufficiente. Ebbene, quanto maggiore risulta la
percentuale di reddito nazionale assorbita dal carico
fiscale, tanto maggiore sarà la dissuasione esercitata
sulla produzione e l'attività privata. Quando il carico
tributario totale oltrepassa limiti sopportabili, il
problema di ricercare nuove imposte che non scoraggino
od ostacolino la produzione diviene insolubile.
|