"Come può accadere che le istituzioni che servono al benessere comune e sono estremamente significative per il suo sviluppo sorgano senza una volontà comune intenzionata a formarle?"

Carl Menger

"A society that does not recognize that each individual has values of his own which he is entitled to follow,
can have no respect for the dignity of the individual and cannot really know freedom.
"

F. A. von Hayek



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Retrospettiva su Hayek
Tratta da il Foglio
Milano.“Quando Montesquieu e i padri della costituzione americana formularono esplicitamente l ’idea di una costituzione co-me insieme di limiti all ’esercizio del pote-re,in base a una concezione che si era svi-luppata in Inghilterra,fondarono un mo-dello che,da allora in poi,il costituzionali-smo liberale ha sempre seguito.Il loro sco-po principale era di provvedere delle ga-ranzie istituzionali per la libertà individua-le,e lo strumento in cui riposero la loro fi-ducia fu quello della separazione dei pote-ri.Nella forma in cui noi la conosciamo,ta-le divisione tra il potere legislativo,giudi-ziario ed esecutivo,non ha raggiunto gli sco-pi per cui era stata progettata.Dovunque, per via di mezzi costituzionali,i governi hanno ottenuto poteri che quei pensatori non intendevano affidar loro.Il primo ten-tativo di assicurare la libertà individuale per mezzo di forme costituzionali è eviden-temente fallito ”.Così si apre uno dei testi fondamentali (Legge,legislazione e libertà) di Friedrich August von Hayek,lo studioso liberale nato a Vienna esattamente cento anni fa.

Per quanto Hayek sia stato uno dei più importanti scienziati sociali del nostro se-colo,la sua fortuna ha risentito,come in po-chi altri casi,del mutare delle mode intel-lettuali.Notissimo negli anni Trenta come contraltare al keynesismo (anche se di John M.Keynes Hayek fu e sempre rimase per-sonalmente amico),negli anni immediata-mente successivi alla Seconda guerra mon-diale divenne un “magnifico dinosauro ”. Dietro il suo ostracismo vi sono moltepli-ci fattori:innanzitutto la diffusa ostilità alla sua tesi sull ’affinità tra il totalitarismo co-munista e quello nazi-fascista,e poi la resi-stenza alla sua intransigente difesa dell ’or-dine politico-economico liberale contrap-posto alle politiche interventiste,che han-no avuto nella seconda metà di questo se-colo un esplosivo e incontrollato successo.

I guasti che produce “il senso della storia ”
La sua stella torna a brillare (quando tan-ti l ’avevano ormai dimenticato)con l ’asse-gnazione,nel 1974,del Nobel per l ’econo-mia,proprio mentre comincia la crisi del modello economico-politico keynesiano.Da allora la sua influenza intellettuale non ha fatto che aumentare e diffondersi.Per ca-pire la rinascita della tradizione liberale,e i diffusi (talvolta stupefacenti)cambiamen-ti di opinione sul mercato,occorre quindi rifarsi al suo pensiero,che sviluppa sia l ’e-redità dei fondatori della Scuola austriaca (Carl Menger,Eugen Böhm-Bawerk,Frie-drich Wieser),sia il pensiero degli espo-nenti di quella Mont Pélerin Society (Milton Friedman,James M.Buchanan,Ronald Coase,Gary Becker,Stigler,Allais -anche essi Nobel-Bruno Leoni,Ludwig von Mises, Karl Popper,Wilhelm Roepke,Murray N. Rothbard e tanti altri),che Hayek fondò nel 1947 per difendere la libertà individuale in un mondo che considerava diffusamente questo tipo di libertà ostacolo al progresso.

Quando agli inizi degli anni Trenta...
Hayek lasciò (dopo averne respirato l ’aria econosciuti molti dei protagonisti)Vienna, capitale di tante idee di questo nostro se-colo,per trasferirsi alla London school of economics,pochi avrebbero scommesso sulla fortuna del suo liberalismo.Ma in quegli anni,e nei seguenti trascorsi prima a Chicago e poi a Friburgo,Hayek scrisse opere che,oltre a innovare le fondamenta teoriche delle scienze sociali,costituiscono punti di riferimento essenziali per la storia del liberalismo classico e della filosofia po-litica.

Allora pochi erano disposti a dargli cre-dito quando sosteneva che la produzione giurisprudenziale del diritto (Rule of law) fosse preferibile al sistema fondato sull ’at-tribuzione del monopolio della sua produ-zione alla politica.La sua tesi della supe-riorità delle istituzioni “nomocratiche ”(vol-te a consentire la convivenza di una plura-lità di fini entro una cornice istituzionale certa ma non chiusa al cambiamento)su quelle “teleocratiche ”(volte a conseguire fini che potevano essere etici,o derivati dalla scoperta del presunto fine della sto-ria),suonava irrimediabilmente datata in un ’epoca che aveva come fine la creazione dell ’“uomo nuovo ”,e che identificava nel socialismo il radioso futuro dell ’umanità.

I crolli del “muro ”anche occidentali
La stessa idea che le istituzioni sociali,politiche ed economiche fossero il risultatospesso inatteso di un processo di “evoluzio-ne culturale spontanea ”che poteva esserecostantemente corretto,ma non finalizzatoal raggiungimento di finalità specifiche (diqualsiasi natura fossero)sembrò a lungouna stravaganza.Un inutile residuo di unmodo di pensare l ’economia,la politica e leistituzioni che non aveva più cittadinanzain un mondo dominato dalla credenza cheistituzioni appositamente e razionalmentecostruite avrebbero finalmente risolto i pro-blemi dell ’umanità.

Oggi molte di quelle che possono essere definite “le illusioni di un ’epoca ”,appaio-no quasi incredibili.Hayek non nascose il suo scetticismo per molte delle “idee trion-fanti ”,anzi motivò pubblicamente la sua av-versione e per questo fu messo al bando da quegli intellettuali che ritenevano d ’aver scoperto il senso del divenire storico e che individuavano nell ’ampliamento della sfe-ra pubblica,e nella restrizione della libertà individuale,l ’unico strumento in grado di realizzarlo.

Se il “crollo del muro ”evidenziò che le critiche che Hayek già dagli anni Trenta aveva mosso ai pianificatori economici non erano infondate (come molti hanno soste-nuto fino a pochi anni fa),gli avvenimenti successivi mostrarono anche che parti con-sistenti di quel muro erano cadute,del tut-to inaspettatamente,sulle democrazie occi-dentali apparentemente trionfanti. Da allora in poi,tutta una serie di eventi (innanzi tutto quelli legati al processo che comunemente si definisce “globalizzazio-ne ”)ha accelerato la distinzione tra spazio politico e spazio economico,sempre più spingendo a ripensare sia i presupposti del-le funzioni degli Stati nazionali,sia le teo-rie politiche,economiche,sociali e costitu-zionali che erano nate e si erano sviluppa-te per spiegare queste funzioni.Tra le cau-se dell ’odierna fortuna di Hayek appare proprio esserci la speranza di trovare nel suo pensiero uno strumento per orientarsi in un periodo di grande incertezza. Con Hayek,il Classical liberalism giunge alla definizione più precisa:nella sua filo-sofia politica il compromesso tra libertà in-dividuale e scelte collettive si riduce molto a favore della prima.

Il fatto che quel compromesso hayekiano tra libertà individuale e scelte collettive si basasse sulla sua teorizzazione di uno Stato limitato ma non assente,ha indotto i Liber-tarian (i liberali più radicalmente indivi-dualisti)a chiedersi se sia possibile andare oltre Hayek,e fare a meno dello Stato. Nel tentare di risolvere il problema dell ’“incertezza ”che insieme a quello del “miglior ordine politico ”,rappresenta il te-ma centrale e irrisolto delle scienze sociali, Hayek pensava a una sorta di equilibrio tra sfera pubblica e sfera privata,fondato (co-me si è visto)sulla riformulazione del costi-tuzionalismo liberale.

In altre parole si pensava a uno “Stato minimo ”che intervenisse nel processo di formazione delle regole quando circostan-ze eccezionali (o l ’emergere di rilevanti no-vità)potevano mettere a repentaglio l ’esi-stenza del regime politico liberale.

In questo modo egli attribuiva allo Statoancora un po ’di quella funzione di “pro-duttore di certezza ”che i Libertarian (an-che loro in gran parte figli della “rivoluzio-ne marginalistica ”e della Scuola austriaca) negano non soltanto perché nello Stato ve-dono un nemico della libertà individuale, ma soprattutto perché ritengono che,come “produttore di certezza ”,il mercato sia su-periore alla politica.

Secondo la lezione di Coase,insomma,se il problema delle scienze sociali è quello di ridurre “i costi di transazione ” ((ovvero i co-sti di trasmissione di informazioni e di tra-sformazione di informazioni in conoscenza), il mercato è superiore allo Stato proprio perché i costi di produzione delle regole che si hanno in un regime di monopolio (co-me avviene nei sistemi democratici)sono superiori a quelli che si hanno nel mercato concorrenziale.

Dimenticato in Italia
Hayek è diventato famoso proprio quan-do (anche per effetto della rinascita della tradizione liberale classica alla quale ave-va dato contributi tanto importanti)la sua filosofia politica si avviava a confrontarsi con liberali ancora più radicali di lui.In qualche misura infatti anche la teoria hayekiana è espressione della soluzione del “problema politico ”tramite lo Stato na-zionale soluzione che diversi studiosi non ritengono più adeguata per “produrre cer-tezza ”nella realizzazione delle aspettative individuali e sociali.

Come avviene per tutti i classici,la sua prospettiva teorica rende più facile com-prendere i problemi attuali entro ma non impedisce di andare oltre e di esplorare vie nuove.

Della storia culturale del nostro tempo, infatti,Hayek fu un protagonista di assolu-to rilievo.La cultura politica italiana che a lungo lo ha ignorato (e non solo per le av-versità di cattolici e marxisti,ma anche per il perdurare di una cultura liberale nazio-nale sovente chiusa al contributo di pensa-tori diversi da Benedetto Croce e Luigi Ei-naudi),e si è condannata così,spesso,a re-stare laterale dal dibattito sui grandi temi che hanno agitato i nostri tempi.

Si considerino i dibattiti sulla pianifica-zione economica,sul totalitarismo,sullo “storicismo ”,sullo “scientismo ”,sull ’ “indi-vidualismo metodologico ”,sul positivismo giuridico,e sulla relazione tra liberalismo, democrazia,socialismo.

Per non parlare poi di quegli altri pro-blemi,che sono rappresentati dalla libertà individuale,dalla natura e origine delle istituzioni sociali e quindi,anzitutto,dal fe-nomeno che ha caratterizzato la modernità: lo Stato.Di questi temi (anche se in Italia spesso lo si sta scoprendo solo oggi)Hayek è stato un protagonista.

Il libro “The road to serfdom ”(La via al-la schiavitù),nel quale si svolge la tesi sul-la intima affinità tra i vari tipi di totalitari-smi,sui pericoli dell ’interventismo e sul de-stino della libertà individuale,all ’origine del suo ostracismo,rimane ancor oggi uno dei grandi libri per comprendere le vicen-de del nostro secolo.


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