| Milano.Quando Montesquieu e i padri della costituzione
americana formularono esplicitamente l idea di una
costituzione co-me insieme di limiti all esercizio
del pote-re,in base a una concezione che si era svi-luppata
in Inghilterra,fondarono un mo-dello che,da allora in
poi,il costituzionali-smo liberale ha sempre seguito.Il
loro sco-po principale era di provvedere delle ga-ranzie
istituzionali per la libertà individua-le,e lo
strumento in cui riposero la loro fi-ducia fu quello della
separazione dei pote-ri.Nella forma in cui noi la conosciamo,ta-le
divisione tra il potere legislativo,giudi-ziario ed esecutivo,non
ha raggiunto gli sco-pi per cui era stata progettata.Dovunque,
per via di mezzi costituzionali,i governi hanno ottenuto
poteri che quei pensatori non intendevano affidar loro.Il
primo ten-tativo di assicurare la libertà individuale
per mezzo di forme costituzionali è eviden-temente
fallito .Così si apre uno dei testi fondamentali
(Legge,legislazione e libertà) di Friedrich August
von Hayek,lo studioso liberale nato a Vienna esattamente
cento anni fa.
Per quanto Hayek sia stato uno dei più importanti
scienziati sociali del nostro se-colo,la sua fortuna
ha risentito,come in po-chi altri casi,del mutare delle
mode intel-lettuali.Notissimo negli anni Trenta come
contraltare al keynesismo (anche se di John M.Keynes
Hayek fu e sempre rimase per-sonalmente amico),negli
anni immediata-mente successivi alla Seconda guerra
mon-diale divenne un magnifico dinosauro .
Dietro il suo ostracismo vi sono moltepli-ci fattori:innanzitutto
la diffusa ostilità alla sua tesi sull affinità
tra il totalitarismo co-munista e quello nazi-fascista,e
poi la resi-stenza alla sua intransigente difesa dell
or-dine politico-economico liberale contrap-posto
alle politiche interventiste,che han-no avuto nella
seconda metà di questo se-colo un esplosivo e
incontrollato successo.
I guasti che produce il senso della storia
La sua stella torna a brillare (quando tan-ti l avevano
ormai dimenticato)con l asse-gnazione,nel 1974,del
Nobel per l econo-mia,proprio mentre comincia
la crisi del modello economico-politico keynesiano.Da
allora la sua influenza intellettuale non ha fatto che
aumentare e diffondersi.Per ca-pire la rinascita della
tradizione liberale,e i diffusi (talvolta stupefacenti)cambiamen-ti
di opinione sul mercato,occorre quindi rifarsi al suo
pensiero,che sviluppa sia l e-redità dei
fondatori della Scuola austriaca (Carl Menger,Eugen
Böhm-Bawerk,Frie-drich Wieser),sia il pensiero
degli espo-nenti di quella Mont Pélerin Society
(Milton Friedman,James M.Buchanan,Ronald Coase,Gary
Becker,Stigler,Allais -anche essi Nobel-Bruno Leoni,Ludwig
von Mises, Karl Popper,Wilhelm Roepke,Murray N. Rothbard
e tanti altri),che Hayek fondò nel 1947 per difendere
la libertà individuale in un mondo che considerava
diffusamente questo tipo di libertà ostacolo
al progresso.
Quando agli inizi degli anni Trenta...
Hayek lasciò (dopo averne respirato l aria
econosciuti molti dei protagonisti)Vienna, capitale
di tante idee di questo nostro se-colo,per trasferirsi
alla London school of economics,pochi avrebbero scommesso
sulla fortuna del suo liberalismo.Ma in quegli anni,e
nei seguenti trascorsi prima a Chicago e poi a Friburgo,Hayek
scrisse opere che,oltre a innovare le fondamenta teoriche
delle scienze sociali,costituiscono punti di riferimento
essenziali per la storia del liberalismo classico e
della filosofia po-litica.
Allora pochi erano disposti a dargli cre-dito quando
sosteneva che la produzione giurisprudenziale del diritto
(Rule of law) fosse preferibile al sistema fondato sull
at-tribuzione del monopolio della sua produ-zione
alla politica.La sua tesi della supe-riorità
delle istituzioni nomocratiche (vol-te a
consentire la convivenza di una plura-lità di
fini entro una cornice istituzionale certa ma non chiusa
al cambiamento)su quelle teleocratiche (volte
a conseguire fini che potevano essere etici,o derivati
dalla scoperta del presunto fine della sto-ria),suonava
irrimediabilmente datata in un epoca che aveva
come fine la creazione dell uomo nuovo ,e
che identificava nel socialismo il radioso futuro dell
umanità.
I crolli del muro anche occidentali
La stessa idea che le istituzioni sociali,politiche
ed economiche fossero il risultatospesso inatteso di
un processo di evoluzio-ne culturale spontanea
che poteva esserecostantemente corretto,ma non
finalizzatoal raggiungimento di finalità specifiche
(diqualsiasi natura fossero)sembrò a lungouna
stravaganza.Un inutile residuo di unmodo di pensare
l economia,la politica e leistituzioni che non
aveva più cittadinanzain un mondo dominato dalla
credenza cheistituzioni appositamente e razionalmentecostruite
avrebbero finalmente risolto i pro-blemi dell umanità.
Oggi molte di quelle che possono essere definite le
illusioni di un epoca ,appaio-no quasi incredibili.Hayek
non nascose il suo scetticismo per molte delle idee
trion-fanti ,anzi motivò pubblicamente
la sua av-versione e per questo fu messo al bando da
quegli intellettuali che ritenevano d aver scoperto
il senso del divenire storico e che individuavano nell
ampliamento della sfe-ra pubblica,e nella restrizione
della libertà individuale,l unico strumento
in grado di realizzarlo.
Se il crollo del muro evidenziò
che le critiche che Hayek già dagli anni Trenta
aveva mosso ai pianificatori economici non erano infondate
(come molti hanno soste-nuto fino a pochi anni fa),gli
avvenimenti successivi mostrarono anche che parti con-sistenti
di quel muro erano cadute,del tut-to inaspettatamente,sulle
democrazie occi-dentali apparentemente trionfanti. Da
allora in poi,tutta una serie di eventi (innanzi tutto
quelli legati al processo che comunemente si definisce
globalizzazio-ne )ha accelerato la distinzione
tra spazio politico e spazio economico,sempre più
spingendo a ripensare sia i presupposti del-le funzioni
degli Stati nazionali,sia le teo-rie politiche,economiche,sociali
e costitu-zionali che erano nate e si erano sviluppa-te
per spiegare queste funzioni.Tra le cau-se dell odierna
fortuna di Hayek appare proprio esserci la speranza
di trovare nel suo pensiero uno strumento per orientarsi
in un periodo di grande incertezza. Con Hayek,il Classical
liberalism giunge alla definizione più precisa:nella
sua filo-sofia politica il compromesso tra libertà
in-dividuale e scelte collettive si riduce molto a favore
della prima.
Il fatto che quel compromesso hayekiano tra libertà
individuale e scelte collettive si basasse sulla sua
teorizzazione di uno Stato limitato ma non assente,ha
indotto i Liber-tarian (i liberali più radicalmente
indivi-dualisti)a chiedersi se sia possibile andare
oltre Hayek,e fare a meno dello Stato. Nel tentare di
risolvere il problema dell incertezza che
insieme a quello del miglior ordine politico ,rappresenta
il te-ma centrale e irrisolto delle scienze sociali,
Hayek pensava a una sorta di equilibrio tra sfera pubblica
e sfera privata,fondato (co-me si è visto)sulla
riformulazione del costi-tuzionalismo liberale.
In altre parole si pensava a uno Stato minimo
che intervenisse nel processo di formazione delle
regole quando circostan-ze eccezionali (o l emergere
di rilevanti no-vità)potevano mettere a repentaglio
l esi-stenza del regime politico liberale.
In questo modo egli attribuiva allo Statoancora un
po di quella funzione di pro-duttore di
certezza che i Libertarian (an-che loro in gran
parte figli della rivoluzio-ne marginalistica
e della Scuola austriaca) negano non soltanto
perché nello Stato ve-dono un nemico della libertà
individuale, ma soprattutto perché ritengono
che,come produttore di certezza ,il mercato
sia su-periore alla politica.
Secondo la lezione di Coase,insomma,se il problema
delle scienze sociali è quello di ridurre i
costi di transazione ((ovvero i co-sti di trasmissione
di informazioni e di tra-sformazione di informazioni
in conoscenza), il mercato è superiore allo Stato
proprio perché i costi di produzione delle regole
che si hanno in un regime di monopolio (co-me avviene
nei sistemi democratici)sono superiori a quelli che
si hanno nel mercato concorrenziale.
Dimenticato in Italia
Hayek è diventato famoso proprio quan-do (anche
per effetto della rinascita della tradizione liberale
classica alla quale ave-va dato contributi tanto importanti)la
sua filosofia politica si avviava a confrontarsi con
liberali ancora più radicali di lui.In qualche
misura infatti anche la teoria hayekiana è espressione
della soluzione del problema politico tramite
lo Stato na-zionale soluzione che diversi studiosi non
ritengono più adeguata per produrre cer-tezza
nella realizzazione delle aspettative individuali
e sociali.
Come avviene per tutti i classici,la sua prospettiva
teorica rende più facile com-prendere i problemi
attuali entro ma non impedisce di andare oltre e di
esplorare vie nuove.
Della storia culturale del nostro tempo, infatti,Hayek
fu un protagonista di assolu-to rilievo.La cultura politica
italiana che a lungo lo ha ignorato (e non solo per
le av-versità di cattolici e marxisti,ma anche
per il perdurare di una cultura liberale nazio-nale
sovente chiusa al contributo di pensa-tori diversi da
Benedetto Croce e Luigi Ei-naudi),e si è condannata
così,spesso,a re-stare laterale dal dibattito
sui grandi temi che hanno agitato i nostri tempi.
Si considerino i dibattiti sulla pianifica-zione economica,sul
totalitarismo,sullo storicismo ,sullo scientismo
,sull indi-vidualismo metodologico
,sul positivismo giuridico,e sulla relazione tra
liberalismo, democrazia,socialismo.
Per non parlare poi di quegli altri pro-blemi,che sono
rappresentati dalla libertà individuale,dalla
natura e origine delle istituzioni sociali e quindi,anzitutto,dal
fe-nomeno che ha caratterizzato la modernità:
lo Stato.Di questi temi (anche se in Italia spesso lo
si sta scoprendo solo oggi)Hayek è stato un protagonista.
Il libro The road to serfdom (La via al-la
schiavitù),nel quale si svolge la tesi sul-la
intima affinità tra i vari tipi di totalitari-smi,sui
pericoli dell interventismo e sul de-stino della
libertà individuale,all origine del suo
ostracismo,rimane ancor oggi uno dei grandi libri per
comprendere le vicen-de del nostro secolo.
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