"Come può accadere che le istituzioni che servono al benessere comune e sono estremamente significative per il suo sviluppo sorgano senza una volontà comune intenzionata a formarle?"

Carl Menger

"A society that does not recognize that each individual has values of his own which he is entitled to follow,
can have no respect for the dignity of the individual and cannot really know freedom.
"

F. A. von Hayek

 

La ricostruzione in Iraq
È ingegneria sociale?

di Massimiliano Neri
(maggio 2003)

1. Introduzione
2. Quanto liberismo…o meglio, quanto socialismo?
3. Definizione di Socialismo
4. Tipi di socialismo: l'ingegneria sociale
5. Ingegneria edile, ingegneria economica, ingegneria politica…
6. Conclusioni

 

1. Introduzione


La fine della rapida guerra in Iraq ha portato all'ordine del giorno dell'agenda mondiale il tema della ricostruzione. È certamente un fatto assodato che tutto il mondo intenda questo processo come la transizione di Baghdad al libero mercato. Solo dietrologi o attivisti dell'utopia post-comunista possono mettere in dubbio quest'obbiettivo, perciò, anziché investigare le ragioni dello "scope" della transizione, sulle quali non ci sono obiezioni, è sicuramente più interessante analizzare la "strategia" di transizione all'ordine sociale di libero mercato. Non essendo noi esperti di economia della transizione (1), qui si intende piuttosto considerare i fattori che permettono di giudicare una strategia di transizione da un punto di vista liberale. In parole povere, l'intenzione è quella di permettere a chi apre il giornale e legge della ricostruzione a Baghdad, di giudicare con spirito critico se la ricostruzione sarà condotta secondo principi liberali.
Secondo quanto riportato dalla stampa occidentale, l'intervento di ricostruzione comprende molti aspetti. Il primo è quello più evidente: la ricostruzione fisica. Il ripristino delle strade, degli ospedali, dei quartieri residenziali, assieme alla progettazione delle infrastrutture di cui ha bisogno una società moderna. Il secondo, invece, è legato alla ricostruzione economica: stabilire (o ristabilire) le istituzioni necessarie al funzionamento di una società basata sul libero mercato; in questo punto sono comprese anche quelle istituzioni giuridiche (ad esempio quelle legate al diritto privato) che sono necessarie per garantire il libero scambio fra gli attori del mercato. Il terzo, infine, è l'aspetto politico: organizzazione di un sistema, costituzionale e democratico, che gestisca il settore pubblico irakeno (2).

2. Quanto liberismo…o meglio, quanto socialismo?

Per giudicare quanto liberalismo - o quanto liberismo (3) - ci sia nell'intervento delle imprese straniere che vanno in Iraq a progettare strade, camere di commercio e regole costituzionali, è utile valutare, ribaltando il punto di vista, quanto 'socialismo' vi sia nell'intervento di ricostruzione. Ma cosa si intende per socialismo? Una definizione ben precisa ci è offerta da Jesus Huerta de Soto, uno degli economisti più importanti dell'avanguardia della Scuola Austriaca di economia. Quest'orientamento è interessante per due motivi. Innanzi tutto, coloro che seguono la scuola Austriaca (o che più in generale si considerano liberali), ma che non ne hanno che una scarna infarinatura, potranno apprezzare la formalizzazione di un punto di vista originale, che si contrappone coraggiosamente sia a livello economico che a livello politico alle correnti prevalenti (il famoso 'mainstream'). In secondo luogo, è interessante proporre agli stessi liberali una definizione formale che può incoraggiare commenti, anche critici, che possono dimostrarsi molto costruttivi.

3. Definizione di Socialismo

La definizione di socialismo secondo Huerta de Soto è la seguente:

"Il socialismo è un sistema d'aggressione istituzionale al libero esercizio della funzione imprenditoriale, in una determinata area sociale, esercitata da un organo direttore centrale che s'incarica del compito di condurre la coordinazione sociale in tale area".

Per "aggressione" (o coercizione) s'intende quella violenza fisica, o minaccia di violenza fisica, a persone o gruppi di persone, che condiziona il comportamento dell'essere umano. L'azione dell'essere umano (l'azione umana) devia dal suo corso naturale adattandosi alle circostanze imposte, per questo motivo la coercizione può considerarsi a tutti gli effetti l'azione anti-umana per eccellenza.
L'aggressione può essere di natura sistematica o non sistematica. La seconda contempla tutti quegli eventi violenti che non sono prevedibili, come un'aggressione criminale, un terremoto, ecc. La prima invece è quel tipo d'aggressione che si ripete sistematicamente, l'aggressione istituzionale, e rappresenta il nucleo essenziale della definizione di socialismo. Essa non solo è prevedibile, ma è anche ripetitiva, metodica e organizzata.

La funzione imprenditoriale (magistralmente descritta da Israel Kirzner) è quella che connota l'azione dell'imprenditore. Rappresenta l'azione creativa d'ogni essere umano che cerca di raggiungere i suoi fini, e che, per conseguirli, utilizza i mezzi che ritiene adeguati. Se un imprenditore non possiede un mezzo di cui necessita (ad esempio non ha il denaro per conseguire un dato fine), questa necessità si trasformerà in un nuovo fine che deve essere conseguito (ad esempio contraendo un prestito) per realizzare il fine originale. Sono infiniti gli esempi di imprenditori che offre la storia: è imprenditore Bill Gates, che ha conseguito lo scopo di costruire la più grande impresa di software del mondo; era imprenditrice Madre Teresa di Calcutta, che con la sua instancabile opera è riuscita ad aprire ospedali per curare i lebbrosi; fu imprenditore Picasso quando, concependo la Guernica, consegui il fine di costruire una grande opera d'arte che parlasse delle atrocità della guerra. Notare che ho volutamente menzionato la Guernica, che notoriamente è contestata dai liberali per il suo forte significato politico. Picasso era certo molto impegnato ad aiutare il comunismo europeo, cosa che un liberale non digerisce neppure con la Citrosodina. In ogni caso è interessante notare che non solo il liberale, ma tutti, anche il comunista, agiscono imprenditorialmente per raggiungere i fini che eleggono liberamente. Picasso si proponeva di aiutare l'idea comunista e a tal fine riteneva che un mezzo adatto fosse la creazione di opere d'arte di forte significato politico. Per la sua opera d'arte aveva bisogno di mezzi: colori, pennelli, tela, di un impresario e di una grande fiera come la Esposizione Internazionale di Parigi del 1937 dove lanciarla. Inoltre, Picasso faceva uso della sua immensa creatività per realizzare il quadro (il fine) nel modo migliore.
Se a causa di una qualche coercizione istituzionale Picasso non avesse potuto ultimare il suo quadro, cioè non avesse potuto conseguire il suo fine, la società non avrebbe avuto l'occasione di vederlo. Questo ci introduce all'idea che la funzione imprenditoriale permette la coordinazione sociale. Come detto, ognuno di noi ha fini personali che può conseguire disponendo dei mezzi necessari. Se voglio mangiare, ho bisogno di un negozio di generi alimentari, o di un ristorante, dove potere ottenere cibo. Il fruttivendolo e il ristoratore sono imprenditori che si sono resi conto che nella società ci sono bisogni cui loro possono rispondere: possono comprare frutta o alimenti dal contadino, elaborarli (ripulirli e selezionarli nel caso del fruttivendolo, cucinarli nel caso del ristoratore) e venderli a coloro che ritengono conveniente comprarli per soddisfare i loro bisogni. Si sono insomma resi conto che nella società vi è uno "scoordinamento" che rappresenta un'opportunità per fare business.
L'appassionato d'arte paga il biglietto per vedere la Guernica. Se a Picasso fosse stato proibito di mettere in mostra l'opera, non solo nessuno avrebbe potuto vederla, ma addirittura moltissimi non avrebbero mai saputo che ci sarebbe stata la possibilità di vedere un quadro del genere. In altre parole, la coercizione istituzionale che ostacola la funzione imprenditoriale, non solo nega il corso naturale a occasioni di coordinamento sociale di cui siamo a conoscenza, ma addirittura sopprime sul nascere altre opportunità, di cui mai conosceremo l'esistenza.

Un'ultima considerazione riguarda l'informazione: l'azione creativa dell'imprenditore 'crea' e 'trasmette' informazione. Quando l'imprenditore scopre un'opportunità, crea informazione che altri potranno utilizzare domani. Pero, prima che la possano utilizzare, occorre che essi ne vengano a conoscenza, ossia che quest'informazione sia trasmessa: tramite lo scambio di beni (o servizi) che intercorre fra due imprenditori, si trasmette l'informazione contenuta nel bene (o servizio) che va a soddisfare il bisogno del compratore. Considerando l'informazione riservata e particolare di cui solo lui è a conoscenza, l'imprenditore ha la possibilità di sviluppare i calcoli economici necessari per svolgere la sua attività. È per questo motivo che qualsiasi organo direttore centrale che voglia sostituirsi alla funzione imprenditoriale nell'azione di coordinamento sociale, è destinato a fallire: l'organo centrale dirigente non dispone dell'informazione necessaria e non può condurre le valutazioni fondamentali per guidare il processo di coordinamento sociale, come farebbe l'imprenditore (4).

Risulta quindi evidente che l'organo dirigente di coercizione per antonomasia è lo Stato, dal che si desume che si può considerare socialismo un qualsiasi ampliamento dell'ambito di aggressione istituzionale (dello Stato) oltre il minimo necessario per il mantenimento delle istituzioni giuridiche che garantiscono il libero esercizio della funzione imprenditoriale (5).

4. Tipi di socialismo: l'ingegneria sociale

I tipi di socialismo che esistono oggi, nella realtà storica ex post la caduta del muro di Berlino, sono i seguenti:
- Socialismo reale: proprio delle economie sovietiche e che possiamo ritrovare in pochi altri paesi in via di sviluppo (Corea del Nord, Cuba, Venezuela, etc.)
- Socialismo democratico: differisce dal precedente per la presenza del meccanismo elettorale finalizzato alla scelta dei cittadini che governano (nel socialismo reale sono decisi dal partito). Rimane affetto dal problema dell'ignoranza dell'organo centrale dirigente (ignora l'informazione creata e trasmessa dalla funzione imprenditoriale) e pretende di poter definire "giustamente" le regole del bene comune, secondo cui si dovrebbe ridistribuire la ricchezza nazionale.
- Socialismo conservatore o "di destra": quell'organizzazione sociale, contraria al comunismo, secondo la quale lo Stato ha un ruolo paternalistico fondamentale nell'organizzare la società. Spesso il socialismo conservatore è anche associato al "socialismo militare", per la ragione che rivendica uno Stato forte che sia in grado di far valere il proprio prestigio e le proprie ragioni, anche con l'uso della forza. Se gli Stati Uniti non fossero il paese più libero al mondo (o almeno quello con il più basso tasso di coercizione istituzionale), visto l'evidente orientamento politico della presidenza Bush, si potrebbe tranquillamente catalogare gli USA in questa categoria.
- Ingegneria sociale o socialismo "scientista": questa è la grande categoria studiata a fondo da Hayek. Secondo lui, le 'èlites intellettuali' e la 'burocrazia' sono affette dal germe del 'razionalismo costruttivista', secondo il quale è possibile riunire attorno ad un tavolo gli scienziati più importanti, chieder loro di progettare sulla carta una società più "giusta" ed "efficiente" e farla implementare al politico. Lasciando da parte le evidenti difficoltà a far implementare il piano al politico di professione (6), è opportuno concentrare l'attenzione sulla possibilità di progettare una società migliore (ingegneria sociale). I motivi per i quali l'ingegneria sociale non è realizzabile vengono qui riassunti brevemente. Primo, come sopra accennato, l'informazione è un elemento disperso nella mente di tutti gli esseri umani che compongono la società, perciò non è a disposizione dello scienziato sociale affinché questi possa eseguire un qualche utile calcolo economico. Secondo, anche disponendo dell'informazione, nessun indice aggregato (disoccupazione, inflazione, prodotto interno lordo) potrà riassumere l'essenza della società per consentire di prevedere il comportamento di una realtà estremamente complessa come quella di una comunità di uomini. L'essere umano esprime giudizi soggettivi e non segue gli ordini di nessun piano precostituito; non è una macchina e il suo comportamento non è prevedibile (7). Terzo, la società evolve spontaneamente e dinamicamente, per cui non è rappresentabile con alcun modello matematico ereditato dalla fisica. Anche supponendo di identificare un modello matematico che descrive la società, non sarà mai possibile inserire il fattore della creatività imprenditoriale, che crea opportunità e coordina la società facendola progredire. Quarto, la complessità di una società di uomini non permette alcuna pianificazione; dovrebbe anzi mettere in guardia dalle conseguenze inintenzionali di provvedimenti che vanno a interferire con il corso naturale della funzione imprenditoriale o, più in generale, con l'evoluzione spontanea di una comunità di esseri umani.

L'ingegneria sociale è, finalmente, il punto d'arrivo. Alla luce dell'impossibilita di realizzare un'organizzazione sociale arbitraria tramite lo strumento dell'ingegneria sociale, cosa dovremmo pensare dell'Iraq? Detto in altro modo, un liberale dovrebbe dubitare dell'efficacia della ricostruzione in Iraq, giacché il copione sembra completamente scritto unicamente dai Governi coinvolti?

5. Ingegneria edile, ingegneria economica, ingegneria politica…

Ricordiamo i vari livelli di ricostruzione menzionati nell'introduzione (edile, economica, politica) e cerchiamo di rispondere per ognuno di questi.
Il liberalismo, l'organizzazione sociale più efficace, è vulnerabile solo a due cose: alla violenza e alla guerra. Dopo il conflitto, l'Iraq si presenta completamente demolito e incapace di reggersi sulle proprie gambe. Dal punto di vista della ricostruzione edilizia, una volta fatta la guerra, non ci si può sottrarre all'evidenza che il paese va ricostruito. Indipendentemente dal fatto che si sia trattato di una guerra giusta o sbagliata, le case hanno bisogno di essere ricostruite, le strade ricomposte, le infrastrutture riparate dai danni delle bombe. Il paese è stato attaccato a causa del regime e delle presunte connessioni con il terrorismo internazionale, perciò i suoi cittadini non hanno alcuna responsabilità. Sono stati attaccati, le loro case distrutte e perciò a ragione esigono che queste siano ricostruite. Chi dovrebbe ricostruire se gli irakeni non hanno denaro per pagare? Speculare su chi dovrebbe finanziare risulta un esercizio mentale di poca utilità davanti all'evidenza che quello che conta è che un paese che ha subito violenza e distruzione, venga ristabilito.
Passiamo all'idea di portare un'economia di mercato in Iraq tramite l'ingegneria sociale. È abbastanza evidente dagli argomenti esposti prima che questa è una missione impossibile. Nonostante questo, oggi le più grandi istituzioni pubbliche mondiali (Banca Mondiale, OCSE, FMI, etc.) sono intensamente impegnate nello sport della ingegneria sociale. Applicano deliziosi modellini econometrici ai paesi in via di sviluppo nel tentativo di produrre crescite controllate e sostenibili. Il problema è che la maggior parte degli economisti che attuano in questi ambiti hanno una concezione puramente matematica dell'economia e seguono principi di giustizia sociale che, primo, non sono di pertinenza dell'economista e, secondo, non è chiaro come siano stati definiti, visto che, fino a prova contraria, non esiste (perché non può esistere) un'idea di "giustizia sociale" o di "bene comune" che possa essere condiviso da tutti. Osservando i risultati dei progetti di sviluppo implementati da queste organizzazioni, si scopre che le metriche vengono stabilite con una certa arbitrarietà. Malgrado non rappresentino niente di scientifico, successivamente vengono considerate come fa l'ingegnere con un motore da competizione: tutto è ipotizzato ben formalizzato e osservabile. Ma si sa, la società reale non è cosi: non è facile controllarla, e tanto meno è semplice ottenere i risultati attesi. Infine, queste metriche sono spesso costruite per restituire risultati che confermano le attese ma non rispecchiano la realtà e, soprattutto, non tengono conto (perché non è possibile) degli effetti inintenzionali procurati. In conclusione, l'idea di guidare la ricostruzione economica o, se vogliamo, quella di esportare il libero mercato in Iraq tramite lo strumento dell'ingegneria sociale, è destinata produrre risultati assolutamente deludenti.
Riguardo alla questione dell'ingegneria politica, infine, le ragioni per cui questa è inconcepibile non sono diverse da quelle sull'ingegneria sociale. Lo sottolinea anche la Scuola della Public Choice di Buchanan: come nel calcolo economico, c'e' un fondamentale problema di mancanza di informazione che non permette di realizzare il calcolo politico. Alla pari dell'economista che tenta di pianificare l'economia di una comunità, il politico che tenta di realizzare una coordinazione sociale più efficace di quella che si sviluppa spontaneamente tramite la funzione imprenditoriale, e' destinato a fallire. Qui pero c'è qualcosa si più, esiste una questione molto delicata che sfida l'integrità delle idee dei liberali: "hanno fatto bene ad eliminare il regime di Saddam Hussein?", "Non si può almeno riconoscere che gli irakeni, a partire da oggi, avendo conquistato liberta, vivranno meglio?"
Le questioni sono diverse. Se l'obbiettivo della guerra era eliminare un regime per esportare liberta e democrazia in Iraq, allora questo presuppone la compilazione di una lista dei paesi che maggiormente necessitano di una cura medica militare. Siamo ben consci del pericolo di una nuova crociata di questo tipo, ma soprattutto siamo consapevoli delle conseguenze inintenzionali che si possono innescare intervenendo con tale incisività. Gli occidentali aprono una ferita in un mondo, quello islamico, completamente diverso dal loro e che non possono avere la pretesa di conoscere a fondo. Si è vista la reazione feroce alla bandiera americana, malgrado fosse quella dei liberatori, come pure la perplessità con cui sono stai accolti. Si è osservato quanto sia difficile mettere insieme gli oppositori al regime irakeno, privi della benchè minima omogeneità necessaria per comporre una compagine di governo stabile del paese. Appare altresì evidente come sarà difficile mettere d'accordo tutti nella gestione del petrolio, visto che alla porta dell'ufficio competente si è formata, comprensibilmente, una coda sterminata. Da questo punto di vista, un intervento militare in Iraq era totalmente da sconsigliare, come qualsiasi intervento che in futuro avrà la pretesa di esportare democrazia e liberta, illusione alla quale credono solo gli americani, gli unici, ancora, sul pianeta terra, capaci di farsi imboccare dalla propaganda bocconi così grandi. Alla domanda "ma gli irakeni oggi non sono più liberi?" la risposta è "non lo so, vedremo come staranno fra 10 anni". Alla domanda "ma abbiamo vinto la guerra e il regime è caduto", la risposta è: 'abbiamo corso un gran pericolo, vedremo fra 10 anni se l'intervento avrà prodotto o meno conseguenze che oggi non si possono prevedere".
Se, al contrario, l'obbiettivo era debellare una minaccia terrorista imminente, indipendentemente dal fatto che le prove siano state trovate o meno, quest'argomento ripiega nella considerazione se sia opportuno utilizzare l'esercito per debellare il terrorismo. Qui la risposta sembra quasi scontata: Osama Bin Laden e metà Al Qaeda sono scomparsi, Saddam Hussein e il grosso del mazzo di carte sono svaniti nel nulla. Ipotizzando che questa gente nutra un qualche spirito di vendetta, per il futuro non c'è da stare allegri (8). In conclusione, anche le considerazioni di carattere politico non raccomandano alcun intervento d'ingegneria sociale.

6. Conclusioni

Se i paesi occidentali non hanno la capacita di implementare un'efficace ingegneria economica e politica a casa loro, come possiamo pensare che avranno successo esportando Coca Cola e costituzioni preconfezionate in un mondo che non conoscono? L'ingegneria sociale, come diceva Hayek, è veramente una presunzione dalla quale stare alla larga.
Possiamo solo ammettere un qualche tipo d'intervento di ricostruzione edile, quando un paese è stato devastato da una guerra di cui i suoi cittadini non sono responsabili. Ogni altro tipo d'intervento pubblico, volto a pianificare l'ordine sociale, è destinato a procurare seri problemi, e ad ostacolare quel processo di coordinamento sociale spontaneo che gli Irakeni innescherebbero se fossero lasciati liberi di attuare spontaneamente, senza pressioni e con progressività.
Rimane in ogni caso un interrogativo che non si scioglie facilmente: se l'Iraq fra 10 anni sarà il paese della cuccagna e della liberta, un modello d'economia di mercato e la prima tappa di un processo di pace in Medio Oriente che ha portato i girasoli in Palestina, al liberale puro, che si è opposto alla guerra seguendo unicamente i suoi principi, non resterà che piegare il capo e calciare il barattolo. Ma siccome la ragione questo non lo fa sospettare, anzi fa supporre il contrario, e la storia tanto meno aiuta a trovare circostanze che sostengono questa favola meravigliosa, forse è meglio rimanere disillusi, e sperare di avere torto … fra 10 anni.

Bibliografia:

J.Huerta de Soto: "Socialismo, Calculo Economico, Funcion impresarial", Union Editorial, 1992


Note:

1. A tal fine consiglio visitare i lavori di un grande esperto italiano in materia: Prof Enrico Colombatto (http://web.econ.unito.it/colombatto/)

2. Sono state qui inserite molte questioni sulle quali un liberale può giustamente sollevare più di una bandierina rossa. Alcune saranno analizzate, come detto, più avanti, altre (come ad esempio il riferimento al sistema costituzionale e democratico), sono state accennate poiché sono ripetutamente menzionate dalla stampa. Siccome pero una loro considerazione andrebbe al di fuori dello scopo di questo articolo, non verranno analizzate.

3. …se vogliamo invitare al tavolo anche coloro che amano fare una distinzione che noi consideriamo, tutto sommato, priva di senso.

4. Per chi fosse interessato ad approfondire quest'osservazione, invito a esaminare il "Teorema dell'impossibilita del calcolo economico nel socialismo" di Mises, che si può trovare ne "L'azione Umana" o in qualunque testo base di Economia Austriaca.

5. In realtà Huerta de Soto parla "delle istituzioni giuridiche che definiscono e regolano il diritto di proprietà". Non è obiettivo di quest'articolo approfondire tale tematica, si è perciò scelto di fissare la definizione ad un livello più generico.

6. Qui si aprirebbero un ventaglio d'interrogativi. Ad esempio, in quale misura i fini personali del politico eletto dal mandato popolare coincidono con i fini della comunità che dovrebbe governare (o difendere)?

7. In discipline come la giurisprudenza, l'economia, la psicologia, etc. lo scienziato studia il comportamento di attori che hanno la sua stessa natura. In altre discipline, come la biologia, l'ingegneria, etc, l'uomo studia circuiti, atomi, organismi, etc. In altre parole, le scienze sociali sono l'unica disciplina scientifica in cui l'uomo è sia osservatore che oggetto dell'osservazione.

8. Quotava cosi il CATO Institute in una Policy Analisis del Dicembre 2002: "An unprovoked invasion of Iraq would […] actually cause more retaliatory terrorism against US targets", " Invading Iraq would infame radical Islamist around the world, acting as a virtual recruiting poster for al -Qaeda and destabilizing friendly regimes in the Middle East.", "Terrorists hope for an excessive intrusive, intrusive response by their adversary so that they can recruit more supporters".

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