"Come può accadere che le istituzioni che servono al benessere comune e sono estremamente significative per il suo sviluppo sorgano senza una volontà comune intenzionata a formarle?"

Carl Menger

"A society that does not recognize that each individual has values of his own which he is entitled to follow,
can have no respect for the dignity of the individual and cannot really know freedom.
"

F. A. von Hayek

 

Perchè la guerra non è un bene per l'Economia
di James King & Thomas R. Dudro
Editing di Massimiliano Neri

Vi sono almeno due buone ragioni perchè la guerra non è un bene per l'Economia. La prima è che, essendo la guerra un costo, lo Stato tende ad acquisire un maggior controllo dell'economia per ripagarne le spese. La seconda ragione è dimostrata dalla teoria della vetrina rotta, che sostiene che il denaro girato dallo Stato ad un settore è denaro sottratto ad un altro settore.

Partiamo con la prima: lo Stato deve sostenere i costi di una guerra. Per compensarli un governo può prendere diverse misure, ognuna delle quali andrà inevitabilmente a danneggiare l'economia nel lungo termine:

  • Alzare le tasse
  • Aprire nuovi prestiti
  • Stampare maggiori banconote
Se lo Stato aumenta la pressione fiscale per ripagare l'economia di guerra, l'aumento di tassazione andrà a rallentare quei settori dell'economia non collegati all'industria bellica.

Se lo Stato ripaga i costi di guerra tramite l'accensione nuovi prestiti (titoli di stato di guerra, etc.) questo provvederà la liquidità necessaria in periodo di guerra, ma nel lungo termine questo si chiama debito. Questa e' la misura che gli Stati Uniti sembrano aver silenziosamente scelto per pagare Enduring Freedom, anche se i costi di una guerra in Iraq rimangono un incognita (vedi nota 1).

Se lo stato produce più moneta per ripagare i costi di guerra, ne aumenta la quantità in circolazione. Questo coinciderà con la diminuzione del valore della moneta stessa e con l'aumento dei prezzi, che significa inflazione: la moneta diventa meno stabile e la gente va in panico.
Per fermare l'ascesa dell'inflazione, uno Stato generalmente blocca i prezzi e i salari in determinati settori. Ma questo non funziona sempre: dato che i prezzi sono mantenuti bassi artificialmente, le aziende affette da questa misura perdono reddito, e i loro bilanci rischiano la crisi. Questa misura può, nel caso peggiore, ottenere l'effetto opposto, con le aziende in crisi che si vedono costrette a licenziare o addirittura a chiudere.
L'inflazione da economia di guerra costituisce uno stimolo economico di breve termine perchè aggiunge occupazione e da una mano alle aziende legate al settore bellico. La seconda guerra mondiale ne è stato un esempio. Lo sforzo bellico impegnò migliaia di lavoratori nella costruzione di navi e carri armati. Dopo la guerra vi fu un'impennata della domanda e la conseguente esplosione dei consumi portò al boom economico post-bellico. Molti pensano che la guerra "ci" abbia tirato fuori dalla "Grande Depressione", ma molti dei risultati economici che questi attribuiscono al conflitto, furono in realtà dovuti all'inflazione da economia di guerra. Potevano essere prodotti egualmente da un equivalente inflazione da "economia di pace".
A questo punto, potremmo ancora essere tentati di pensare che conflitti brevi possano costituire uno stimolo positivo per l'economia. Viceversa, secondo il Professor Andrew Oswald della Warwick University, l'evidenza ha dimostrato che dal 1945, ogni conflitto localizzato e le molteplici tensioni da cortina di ferro non hanno prodotto effetti positivi di lungo termine per le economie occidentali. Ogni beneficio di breve termine ottenuto grazie ad un aumento delle spese per la "difesa" è stato soppiantato da un aumento dell'inflazione e da una diminuzione della fiducia dei consumatori (Denny, Charlotte, Elliot, Larry; "Economy pays high price for war"; The Guardian, 15 Sett. 2001).
Recentemente, alcuni hanno sostenuto che la guerra al terrorismo può aiutare gli USA ad uscire dalla recessione. Ma il denaro da spendere nei nuovi attacchi supera l'impatto dello stimolo derivante da una nuova spesa militare da parte della Casa Bianca, perchè la maggior parte di questo andrà semplicemente a rimpiazzare reddito perduto. ("Unites States: How big a blow?"; The Economist; 22 Sett. 2001).

Passiamo alla seconda ragione: l'economia di guerra permette allo Stato di redistribuire risorse da un settore ad un altro. Questo processo è tecnicamente chiamato "iniezione": è uno strumento che consente ai governi di redistribuire il reddito e costituisce un danno per l'economia perchè indebolisce quei settori economici ai quali vengono sottratte risorse. Infatti, il denaro "iniettato" nell'industria bellica viene raccolto da settori economici che non beneficiano di una redistribuzione "equa". Inoltre, in termini demografici, il governo sottrae risorse ai servizi pubblici (scuole, polizia, sanità) per ripagare la produzione di aerei e il personale militare.
Questo fenomeno viene brillantemente dimostrato dalla teoria della "vetrina rotta". L'iniezione non crea nuovo business, ma trasferisce semplicemente i flussi economici di quelli esistenti: il panettiere si ritrova con una nuova vetrina invece di una vecchia vetrina più 250 euro, perciò il risultato è una perdita netta, e la comunita' nel suo complesso non ha beneficiato della mattonata! In un'economia di guerra, anche se potrebbe sembrare che l'impegno bellico crei maggiore occupazione, ciò non è vero. Secondo la teoria di Hazlitt, alla fine del conflitto l'economia si ritroverebbe teoricamente alle stesse condizioni iniziali di quando le guerra è cominciata.

James King & Thomas R. Dudro hanno ricevuto rispettivamente il First Place e la Special Mention, alla SFIS Economics Essay Competition 2002, del Pacific Research Institute.


1. Lo stato nauseante dell'economia americana e la possibilità di una guerra con l'Iraq, combinati con il prospetto di un bilancio in deficit per almeno 4 anni, stanno spargendo fra i venditori di obbligazioni (Bonds) voci secondo le quali potrebbero essere riportati sul mercato titoli del tesoro (Treasury securities) "discontinui".
La visione ufficiale della Commissione Bilancio del Congresso, è che il deficit americano diminuirà progressivamente nei prossimi anni per ritornare gradualmente in positivo. Prevede un deficit di $ 152 bilioni nel 2002, che scenderà a $ 38 bilioni nel 2005, e il primo surplus nel 2006. Ma l'impossibilità dell' economia e dei mercati americani a riprendersi velocemente dalla recessione lampo del 2001, ha portato Wall Street verso un atteggiamento meno ottimista, con molti economisti che non credono nel ripianamento del debito prima della fine della decade.
Nel frattempo, il mercato obbligazionario sta osservando come la Casa Bianca intende finanziare la guerra in Iraq. L'offerta di titoli obbligazionari americani è già salita quest'anno: entro l'anno è prevista la vendita di $ 424 bilioni, a fronte di $ 292 bilioni l'anno precedente. Il Tesoro americano ha cominciato a mettere all'asta note (notes) da 5 e 10 anni su base quadrimestrale, invece che semestrale, ed ha anche aumentato le dimensioni dell'asta.
Secondo gli analisti il tesoro dovrebbe farcela (ndr: a rispettare il piano di ripianamento del deficit), ma una guerra in Iraq potrebbe richiedere azioni più drammatiche, visto che per l'attacco si stimano costi fra i $50 e i $100 bilioni. Il tesoro ha già escluso le voci che lo vedevano reintrodurre la popolare obbligazione trentennale, la cui offerta era stata terminata nel 2001. Ma potrebbe portare a mensili l'offerta dei bond quinquennali o reintrodurre note da 3 o 7 anni, che erano state sospese negli anni novanta ...
(ndr: seguono analisi finanziarie sulle 3 opzioni).


U.S. Treasury securities
Direct obligations of the U.S. Government, issued by the U.S. Treasury's Bureau of Public Debt as a means of financing the Federal Government. There are three types of securities issued:

  • Treasury bills (T-bills)
    Short-term securities with a maturity period of 13 weeks, 26 weeks, or 52 weeks.
  • Treasury bonds
    Long-term securities with a maturity period of 30 years.
  • Treasury notes
    Medium-term securities with a maturity period of two years, three years, five years, or ten years.

"Dealers speculate over return of suspended notes", by Jenny Wiggins,
Financial Times del 4 Ottobre 2002, pag. 22 - Companies and Markets.).

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