"Come può accadere che le istituzioni che servono al benessere comune e sono estremamente significative per il suo sviluppo sorgano senza una volontà comune intenzionata a formarle?"

Carl Menger

"A society that does not recognize that each individual has values of his own which he is entitled to follow,
can have no respect for the dignity of the individual and cannot really know freedom.
"

F. A. von Hayek

 

La politica stessa è l’abuso

Il 22 Gennaio esce in tutti i cinema del Bel Paese Il Signore degli Anelli III – Il ritorno del Re –: partirei dunque da Frodo Beggins. Frodo è quello che di politica ne sa più di tutti: è il portatore dell’Anello! Sa che l’anello è irredimibile; l’unica è distruggerlo. Ma nessuna anima sa resistere al fascino dell’anello (forse solo Sem è così meravigliosamente semplice da non essere sedotto). Un uomo colto e sensibile, Edmund Burke, guardò con orrore alla Rivoluzione Francese e solo di recente il cinema di Rohmer ha reso giustizia a quello sguardo bistrattato dagli Storici Statalisti, con il suo bellissimo La nobildonna e il duca. Per Burke, ... politics, the thing itself, it’s the abuse. Non c’è un uso decente del Potere. E allora come si fa? Bisogna pensare alla possibilità di un ordine senza ordinamento. Un esempio bello di questo sono le magioni ordinate degli abitanti della penisola. In qualche casa c’è una casalinga che mette tutto a posto, in qualche casa ci pensa un single ordinato, in qualche casa entra una polacca o una filippina e pensa a tutto lei, in cambio di buoni acquisto di produzione statale (non vorremo mica chiamare "moneta" la cartaccia odierna e insultare il bel conio del fiorino, vero?), grazie al Cielo, senza iscrizioni, contributi, e non quali altre diavolerie. Un esempio troppo terra terra? E questo allora? Governare un grande paese è come far cuocere dei pesciolini. Mentre Tolkien creava gli orrori di Mordor ispirandosi a quello che vedeva nei suoi tempi di Nazionalsocialismo nero e di Nazionalsocialismo rosso, nell’Olanda occupata dalla Wehrmacht, nutriva la speranza dell’anima Duyvendak, occupato a tradurre il Tao Te Ching. Il proverbio del pesciolino, ci spiegò, significa che non bisogna stancare il popolo con provvedimenti amministrativi e frequenti cambiamenti. Quando si fa cuocere un pesciolino, non bisogna toccarlo e rivoltarlo, altrimenti si rischia di schiacciarlo. E quale idea di popolo felice aveva in mente Lao? Non lo dice espressamente, ma credo che pensasse alla Contea degli Hobbit. Nella Contea non c’è Sovranità: è una repubblica di proprietari che condividono una cultura comune di produttività e libero scambio. Una comunità anarchica di libero mercato, in cui ogni Hobbit gode del suo naturale diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà, ma dove, per dare un po’ d’azione alle vicende, ci sono i ricchi e i poveri. "Utopia", mi dicono a questo punto le piccole, spente anime statolatriche, ma forse l’America di Jefferson non era poi così diversa dalla Contea, e chissà che dalle rovine della fine catastrofica dell’Era dello Stato-Nazione (dal XV sec. al 2007? A.D.) non rinasca da qualche parte una Terra di Libertà. Lo sperava Tolkien. Meriterebbero bastonate quelli che lo stimano come una sorta di fantasticone new-age protoecologista. Nelle sue lettere, pubblicate in volume sotto il titolo La realtà in trasparenza, si leggono perle di profondità degne di Goethe come: "Tutte le azioni valgono per se stesse, a parte le loro cause e i loro effetti. Nessun uomo può giudicare quello che sta veramente succedendo nel mondo attuale sub specie aeternitatis. Tutto quello che sappiamo, e anche questo in larga parte per diretta esperienza, è che il male agisce con grande potenza e successi continui – inutilmente: preparando sempre e solamente il terreno perché il bene, inaspettatamente, germogli".

Mentre osserviamo le forze del Male che avanzano nel nostro mondo (l’Unità d’Italia, il Socialismo rosso e nero, le guerre, la moneta di carta, la democrazia, l’Unione Europea, il Welfare/Warfare State, le banche centrali nazionali, la creazione dal nulla del diritto tramite i cosiddetti parlamenti, per il passato; per il futuro, il Nuovo Ordine Mondiale, il Governo Planetario, la Banca Centrale Mondiale che emette l’Unica Valuta Inconvertibile, la Guerra Infinita tra Governo e Terroristi) forse le forze del Bene sono pronte a riemergere anche durante la rimanente vigilia dei nostri sensi. Allora viene voglia di tacere le lamentazioni contro il Leviatano e lasciare che il Cielo e la Terra si prendano cura dei diecimila esseri. La sconfitta di Mordor è prefigurata dalla tenerezza degli Hobbit e dal cap XXXVI del Classico di Lao: "Se si vuole restringere, bisogna estendere. Se si vuole indebolire, bisogna rafforzare. Se si vuole far perire, bisogna far fiorire. Se si vuole prender possesso, bisogna offrire. Questo è ciò che si chiama una visione sottile: il molle e il debole vincono il dure e il forte".

Si può leggere la strategia di Mordor-2000 nei libri di George Saruman Soros (On Globalisation) e di David Sauron Rockefeller (A life). Internazionalismo, Governance Mondialiste Oligarchiche, una Banca Centrale Mondiale, una Valuta Inconvertibile Mondiale basata sui Diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale, una Polizia Internazionale. Se qualcuno ha invece preferenza per gli Orchetti di casa nostra, si sfogli quell’ammasso di nonsensi che è l’ultimo libro di Guido Rossi pubblicato da Adelphi: siccome nessuno sa nulla di banche e finanza, ecco che basta che uno così, con quell’aura di competenza, pubblichi qualcosa con una casa editrice che gli Intellettuali-Gollum usano leggere, che, da oggi e per sempre, quelle scempiaggini diventano la verità ufficiale sulle crisi finanziarie e sui modi per evitarle. La quasi totalità dei prof di storia dei licei è convinta che la crisi del ’29 fu colpa del capitalismo e che il New Deal fu un successo. E sfido chiunque a toglierglielo dalla capoccia! Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi, e non è affatto detto che vinceranno loro.

La grande occasione di distruggere l’Anello fu perduta nel 1848 e non sulle barricate, ma nell’agone del confronto di idee, quando i liberali dell’epoca non ebbero il coraggio di appoggiare Gustave de Molinari nella sua proposta di una produzione di mercato della sicurezza, togliendo allo Stato l’unico monopolio che sembra a quasi tutti necessario. Restò un riflesso crepuscolare di quella tradizione, che ebbe la ventura di germogliare in Italia, ignorato, quel Bruno Leoni, che ne La libertà e la legge offre una alternativa in lingua di sì alla noia perbenista che ispirano le pagine del partitocratico recentemente dipartito Bobbio.

I sogni e le speranze. Mi sovvengono quelli di un politico che ho sentito parlare in televisione l’altra sera sul babbeissimo tema Cos’è la destra? Cos’è la sinistra? – e lo nomino perché mi ricordo il suo nome – Calderoli – e in perfetta innocenza, perché proprio non so a quale schieramento – buffa parola – appartenga suddetto politico. Sogna costui "un paese in cui si contrapponga una parte di conservatori e una parte di progressisti, in pace e secondo le regole quiete dell’alternanza democratica, nel quadro della collaborazione con i partner europei, puntando ad un ruolo sempre maggiore dell’ONU nel dirimere le controverse interstatuali". Sfugge però cosa è conservatore: il gold-standard o l’INPS? L’opposizione alla tassa sul reddito o il proibizionismo sulle droghe? Sfugge però cosa è progressista: l’abolizione dei dazi o le sovvenzioni all’agricoltura? L’home-schooling o l’ordine dei giornalisti?

E allora ci metto qui i miei di sogni: libero commercio internazionale senza dazi e protezionismi (un sinonimo della pace), chiusura dell’ONU, scioglimento della UE, frammentazione politica della mia amata penisola nella miriade di municipalità che l’hanno resa grande nel mondo, eserciti di popolo e comunità di tipo svizzero intesi all’autodifesa, nessun intervento di alcuna istituzione a regolamentare l’attività economica, nessun obbligo di contribuzione per previdenza, scuola o sanità, la rinascita della libera carità, della prudenza e della curiosità di imparare, la secessione dalle forme istituzionali fino al livello del condominio, una moneta di produzione privata di metallo prezioso, la pubblicazione di un quadernino dal titolo La Legge con dentro quelle quattro regole di non violenza necessarie al mantenimento del diritto naturale, l’appropriazione privata dei mari e dei fiumi per sottrarle al loro triste destino di bene pubblico, la libertà, per l’individuo, di fare tutto, tranne ciò che è violazione di proprietà altrui.

Non voglio certo terminare con le mie parole. Piuttosto con quelle di Lao-Tze:

"La cosa più molle al mondo si precipita contro la cosa più dura al mondo. Niente al mondo è più molle e debole dell’acqua; ma nell’avventarsi contro ciò che è duro e forte, niente può superarla. Senza sostanza, essa penetra in ciò che non ha interstizi. La cosa diventa facile per essa grazie a ciò che non esiste. Così io so che il Non-agire ha il sopravvento. Insegnare senza parole a trarre profitto dal non agire... Il Santo si attiene alla pratica del Non-agire e professa un insegnamento senza parole".

O con quelle di Tolkien:

"Io non sono democratico, solo perché l’umiltà e l’uguaglianza sono principi spirituali corrotti dal tentativo di meccanizzarli e formalizzarli, con il risultato che non si ottengono piccolezza e umiltà universali, ma grandezza e orgoglio universali, finché qualche orco non riesce a impossessarsi di un anello di potere, per cui noi otteniamo e otterremo solo di finire in schiavitù".

Fabio Gallazzi

Gennaio 2004

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