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L'ombra
del Capitalismo Politico
Enron e Worldcom: perché é successo
di
Massimiliano Neri (giugno 2002)
"Per il capitalismo americano un colpo da cui sarà difficile
risollevarsi. Per gli apologeti del modello di capitalismo una bella
lezione anche se dubitiamo che verrà compresa". Commentavano
così i giornali italiani lo scandalo Enron, ed i loro colleghi
stranieri non erano certo più generosi.
Gli scandali contabili ed il conseguente tracollo di Enron, Worldcom
e altre
non solo hanno riempito i titoli dei giornali, ma si ricorderanno
nella storia come l'evento che nel 2002 ha dato una spallata all'economia
mondiale.
I critici del modello capitalista americano amano il caso Enron
e l'effetto domino che ha creato su tante altre società in
crisi, perché permette loro di sbandierare il mito degli
errori del libero mercato. Essi favoleggiano del seme anti-etico
nel sistema capitalista; una malformazione fisiologica da curare
con l'introduzione di ulteriori regolamenti e normative. Questo
consente loro di dare credibilità a nuovi interventi dello
Stato volti a correggere queste imperfezioni.
Paradossalmente lo scandalo Enron é stato alimentato proprio
dall'intervento statale, e non dal famigerato capitalismo selvaggio
o da forze di mercato uscite fuori controllo. Per capire come questo
sia accaduto, occorre fotografare il mercato delle informazioni
finanziarie
(1) e indagare come queste siano state influenzate dai governi (2).
1. Cosa ha fatto Enron
Negli Stati Uniti, i bilanci delle aziende quotate
in borsa devono essere certificati secondo regole decise dalla
SEC per garantire gli investitori che le informazioni fornite
sul mercato siano veritiere. Perciò, i mercati assumono
generalmente che le informazioni finanziarie passate al setaccio
dai regolamenti SEC siano accurate. Queste informazioni divengono
poi la base per l'evoluzione spontanea dei prezzi di un qualsiasi
titolo finanziario, non solo nelle borse americane, ma in quelle
di tutto il mondo.
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La SEC
(Securities Exchange Commission) e' l'equivalente
della Consob
italiana. Fu fondata nel 1934 con la missione di
proteggere gli investitori, alla luce del crollo
del mercato azionario americano del 1929.
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Enron, usando una miriade di partner e sussidiarie, ha per anni
presentato bilanci che:
- non includevano propriamente "debito" di cui era responsabile,
- includevano impropriamente "fatturato" che non aveva
incassato,
con il risultato di proporre al pubblico degli investitori indici
di performance che non rispecchiavano la realtà. Insomma,
Enron ha ingannato gli investitori.
La domanda "chi é il colpevole" trova facilmente
risposta nei manager di Enron e nei partner di Arthur Andersen,
che fino a ieri era considerata il leader mondiale per certificazione
e consulenza contabile. Ma questo, francamente, interessa poco.
E' molto più interessante rispondere alla domanda: "perché
é successo"? Le ragioni sono due e riguardano il tipo
di informazioni contabili richieste dalla SEC e l'etica con cui
questa esegue la sua missione.
Iniziamo con il mercato delle informazioni finanziarie. Il compito
più importante di Arthur Andersen era di certificare il bilancio
di Enron secondo i regolamenti federali americani, vigenti ormai
da 70 anni.
Questi requisiti contabili si basano sulla presunzione di riportare
sempre le informazioni ricercate dall'investitore. Ma ognuno di
questi richiede informazioni diverse, perciò alcuni considerano
molto importanti i dati certificati dal mandato federale, mentre
altri no. Un abito che veste tutte le taglie é un problema
perché diffonde un falso senso di sicurezza negli investitori
e scoraggia le aziende a pubblicare informazioni che vadano oltre
ciò che é legalmente richiesto.
Alterando l'incentivo alle aziende a pubblicare (e agli investitori
a ricercare) informazioni caso per caso, questi regolamenti hanno
creato una situazione di rischio non compreso. Il pubblico degli
investitori accetta le direttive SEC in virtù della sua credibilità
istituzionale e reputa credibile un bilancio firmato da Arthur Andersen
secondo le indicazioni SEC. Gli investitori si annichiliscono su
indicatori decisi dallo Stato, uguali per tutti, senza considerare
che restano possibili meccanismi di frode finanziaria non previsti
dal framework della SEC.
Una tale situazione di rischio non sarebbe stata tollerata se il
rilascio di queste informazioni fosse stato delegato maggiormente
al mercato.
Il mercato è costituito da una pluralità di società
che emettono titoli e da investitori che li comprano o li vendono.
Ogni società deve presentare, secondo determinati regolamenti,
un bilancio che rappresenta lo specchio contabile della sua attività,
ma che, come sappiamo bene, non racchiude "tutte" le informazioni
che riguardano il trend passato e le prospettive future del suo
business. Gli investitori, inoltre, non essendo automi ma persone
in grado di fare previsioni, agiscono sulla base di informazioni
che vanno al di la' di quelle certificate SEC.
Il comportamento di tutti questi attori e le scelte che compiono,
si traduce in informazioni finanziarie che sono quindi disseminate
in una miriade di soggetti. E siccome ogni società e ogni
investitore non agisce secondo un regolamento, ma compie azioni
individuali, è impossibile ordinare per legge un framework
che possa includere tutte le informazioni che vengono generate ed
usate all'interno del mercato.
Quando si parla di delegare maggiormente al mercato la raccolta
e l'interpretazione delle informazioni finanziarie che contano,
s'intende proprio andare al di là dei regolamenti contabili
imposti da un'istituzione pubblica per raccogliere quella conoscenza
disseminata nella miriade di operatori che appunto agiscono nel
mercato e che sono portatori di informazioni uniche e fondamentali.
Le istituzioni private che incarnano la mecca delle informazioni
finanziarie sono le Agenzie di Credit Rating . Esse raccolgono informazioni
sul mercato e le analizzano per dare un voto a tutti i protagonisti
dei mercati, dalle società quotate in borsa agli stati sovrani
che emettono obbligazioni. Sono in sostanza degli intermediari di
informazioni. Nel loro lavoro di analisi, non si limitano a reinterpretare
i bilanci passati al vaglio dei regolamenti SEC, ma considerano
"tutte" le informazioni, anche non contabili, che possono
essere utili per esprimere un giudizio su un particolare titolo
finanziario.
La loro importanza sta proprio nella capacita' di offrire al pubblico
degli investitori giudizi che vanno oltre il framework contabile
previsto dalla SEC e possono quindi innescare meccanismi di allarme
qualora una società abbia bilanci legalmente in regola ma
adotti un comportamento che può lasciare perplesso il mercato.
Le agenzie che valutano il rischio di credito non sono le uniche
che danno voti. Anche le società che appartengono al settore
dell'Investement Banking ne danno ("Buy, "Hold",
"Sell", etc.), ma le agenzie di credit rating sono quelle
che offrono i giudizi più accreditati, perché godono
di un particolare riconoscimento legale.
Negli Stati Uniti, le agenzie private di rating, che valutano il
rischio di credito, sono definite NRSRO , un termine introdotto
dalla SEC nel 1975.
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Agenzia di Credit Rating
Nel sistema italiano, causa la sua arretratezza,
non esiste questo concetto di Credit Rating Agency.
SIM L'equivalente
delle Società d'Intermediazione Mobiliare
(SIM) italiane.
NRSRO Nationally
Recognized Statistical Rating Organization
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In un quarto di secolo, la SEC ha rilasciato
licenze per operare come NRSRO sul mercato statunitense a Moody's,
Standard & Poor's, Fitch. Il loro numero limitato è dovuto
alle elevate barriere d'entrata in questo club: il costo della certificazione
NRSRO é talmente alto da essere considerato proibitivo, e
questo ha richiamato su Washington, specialmente dopo il caso Enron,
diversi appelli per rivedere gli standard per ottenere questa licenza.
La necessita' di delegare maggiormente al mercato il rilascio e
la ricerca delle informazioni finanziarie si concretizza nel bisogno
di allargare il mercato delle agenzie di credit rating, per sfruttare
sia la qualità delle informazioni finanziarie che esso produce,
sia il meccanismo di controllo che si genera dalla concorrenza fra
le diverse agenzie.
Da questo punto di vista la vicenda contabile Enron assume tutto
un altro aspetto: quando gli investitori sono assuefatti da regole
statali predeterminate e si disabituano alla buona pratica del ricercare
le informazioni che caso per caso andrebbero analizzate, accade
che i mercati diventano meno efficienti nell'individuare il rischio
in società che operano come Enron.
Dopo aver visto come il framework contabile imposto dalla SEC non
sia adeguato ad individuare casi Enron e dopo aver constatato che
non e' un suo inasprimento la ricetta per guarire il malato, passiamo
all'etica con la quale la SEC ha condotto la sua missione.
Coloro che predicano che i mercati finanziari non possono sopravvivere
senza regolamenti più solidi (e quindi un maggior peso a
chi regola i mercati) dovrebbero prima rispondere ad una semplice
domanda: "chi controlla i regolatori?"
Vi e' una lista di provvedimenti presi da agenzie pubbliche che
lasciano sbalorditi per il conflitto di interessi che hanno generato,
il tutto alla luce del sole della legalità.
Nel marzo 1997 Enron assumeva un ex direttore SEC, strategia che
consentì di ottenere più tardi una speciale esenzione
da alcune pratiche contabili, che gli permettevano di depennare
dai bilanci ufficiali operazioni come partecipazioni all'estero.
Un altro ex-SEC, Joseph V. Del Raso, dalle colonne del The New York
Times del 23 Gennaio 2002, sentenziava: "Da un punto di vista
legale, questo alzò una bandierina rossa. Dette ad Enron
carta bianca nell'investire allegramente in giro per il mondo".
Come emergerà dal processo Enron, questa misura permise alla
società di Huston di scaricare debito sulle conglomerate
estere e, in ultima analisi, di far quadrare i bilanci offrendo
agli investitori indici di performance fasulli.
Vi sono altri episodi, non legati ad Enron, nei quali il regolatore
entra nella porta girevole del pubblico per uscire da quella del
privato.
Nel 1999, il Presidente della SEC Arthur Levitt, che in passato
era stato un paladino degli standard etici in campo finanziario,
chiese a Bear Stearns di assumere uno dei suoi assistenti chiave.
All'epoca Bear Stearns, uno dei più rinomati brokers newyorchesi,
era investigata dalla SEC per verificare se avesse ignorato segni
di attività fraudolente in società minori ad essa
legate. Richard Lindsey, ex-direttore della divisione Market Regulation
della SEC, un uomo che aveva un grandissima influenza nel mercato
azionario, veniva assunto da Bear alcune settimane dopo la richiesta
del suo capo, scatenando un plateale conflitto di interessi. Poche
settimane dopo SEC e Bear si sedevano ad un tavolo per trovare un
accordo sull'inchiesta riguardante le attività di Bear.
Ancora, negli anni ottanta Arkansas S&Ls assunse nel suo Consiglio
di Amministrazione un personaggio veramente degno di nota: Hillary
Clinton, la first lady di Stato.
Oggi l'attenzione é concentrata sul conflitto di interessi
di un imprenditore che entra al Governo, ma non si considera minimamente
il problema inverso. E' legittimo per un regolatore muoversi dal
pubblico al privato, ma quali sono le garanzie che un abile ex-burocrate
non favorirà l'azienda per cui lavora sfruttando la posizione
ricoperta in precedenza? Quando i regolatori possono ottenere benefici
sfruttando leggi da loro create, é molto probabile che questi
accantonino l'interesse pubblico per seguire quello personale.
L'incremento dei regolamenti di controllo non può risolvere
questo problema. La soluzione risiede in una riforma generale del
sistema, che renda istituzionalmente impossibile a chi crea gli
strumenti di controllo ricevere benefici personali grazie alla sua
precedente carriera governativa.
Come? Ad esempio diminuendo il peso dei regolatori...
2. Perché Enron e' stata favorita dallo
Stato
Spesso chi sostiene le ragioni del libero mercato viene emarginato
dall'opinione comune come un estremista. Fortunatamente in molti
oggi si rendono conto che capire i meccanismi con cui operano i
mercati non significa sostenere la totale assenza di regole. Significa
piuttosto frenare la naturale inclinazione di legislatori ed economisti
delle istituzioni pubbliche ad applicare misure che possono avere
effetti apparentemente positivi nel breve termine ma disastrosi
nel lungo periodo.
Enron e' un caso esemplare di come lo Stato possa causare effetti
dannosi in un luogo dove il mercato da sempre funziona con meccanismi
precisi ma delicati.
E' interessante rilevare come il mercato avesse avviato una "indagine
su Enron" molto prima che lo facesse formalmente la SEC. Il
prezzo delle azioni Enron, infatti, comincio' la sua discesa ben
prima dell'ottobre 2001, data in cui la SEC cominciava ad indagare
su Enron.
Enron non era quotata al Nasdaq, dove si concentrarono i maggiori
crolli del 2001 dovuti alla bolla speculativa della New Economy.
Eppure le sue azioni venivano punite severamente nonostante le certificazioni
di bilancio avessero passato il vaglio della SEC per diversi anni.

Sebbene il mercato abbia anticipato di almeno otto mesi la SEC
nell'alzare una paletta interrogativa su cosa succedeva in Enron,
sarebbe lecito domandare perché esso non abbia reagito ben
prima, in modo da evitarne collasso.
Per rispondere bisogna considerare la congiuntura economica nella
quale il mercato avrebbe dovuto scoprire una banda Bassotti ai piani
superiori di Enron. Un altra ragione risiede nello stretto legame
che Enron ha avuto per anni con gli ambienti politici della Casa
Bianca.
La FED e il toro dopato
Durante il boom economico della seconda metà degli anni
novanta, i listini azionari non sono stati guidati solamente dalle
informazioni che normalmente dovrebbero regolare i prezzi di mercato,
ma sono stati influenzati anche da un pesante interventismo della
FED .
dal '96 al '99 greenspan ridusse i tassi di interesse americani
sostenere l'economia in seguito alle crisi che si verificarono in
diversi mercati esteri. Questa decisione, che dal punto di vista
strategico poteva avere una sua logica, ebbe successivamente un
effetto devastante sul mercato domestico.
La riduzione dei tassi di interesse inietto' sul mercato americano
una liquidità che supero' di molte volte il valore reale
della produzione. In pratica si stamparono un numero di biglietti
verdi largamente superiore al valore prodotto dall'economia reale.
Questo drogo' letteralmente i mercati finanziari e produsse un effetto
a catena: l'economia americana negli anni '90 era si' in forte espansione
(soprattutto grazie alla spinta delle nuove tecnologie digitali),
ma i listini azionari lievitarono a velocità maggiore, con
una sproporzione tale che nelle fasi finali di questo "Bull
market" , le informazioni che tradizionalmente guidavano gli
investitori (come fatturato, profitti e indice P/E ) non avevano
più alcun significato.
In quegli anni molti fantasticarono di una New Economy, confondendo
l'esplosione dell'Internet con l'ascesa del Nasdaq .
Questo fenomeno di pazzia collettiva, definito da Greenspan 'Esuberanza
Irrazionale', non é stato caratterizzato dall'impiego delle
informazioni più adeguate per l'opera degli investitori finanziari.
Come spesso accade, gli strateghi che controllano le istituzioni
pubbliche sono animati da un "eccessivo" senso del dovere
che li porta ad avere un atteggiamento interventista nei confronti
dei fatti economici. Spesso essi pianificano interventi che alterano
l'andamento naturale del mercato, usando una lungimiranza di berve-medio
termine. Nessuno, neanche un manipolo di premi Nobel, può
invece prevedere 'tutte' le conseguenze di una misura che va ad
alterare un'economia nazionale. La complessità dei mercati,
oggi più che mai integrati sulla scena globale, non permette
di farlo, e molto spesso un atteggiamento interventista può
provocare, nel lungo periodo, conseguenze inintenzionali.
L'intervento della FED fece saltare il funzionamento naturale del
mercato finanziario americano: appanno' la lente di ingrandimento
del microscopio del mercato e permise ad aziende come Enron, che
presentavano in pagella la sufficienza firmata 'SEC', di proseguire
la loro trionfale ascesa.


FED
La Federal
Reserve è la banca centrale Americana, l'equivalente
della Banca d'Italia.
Bull Market
Si definisce 'bull market' uno scenario in
cui in mercato o un particolare titolo crescono per un
periodo particolarmente prolungato, usualmente oltre il
20%. Lo scenario opposto viene chiamato 'Bear Market'.
Indice P/E
L'indice "price to earnings" e' una misura di
quanto sia costosa una azione, in termini di quanti soldi
costi acquistare un dollaro di guadagni dell'azienda.
Se una societa' riporta profitti per 2 dollari ad azione,
e l'azione ha un valore di 20 dollari, il P/E e' 10.
Clicca
qui per maggiori informazioni di base sul P/E.
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Enron e il governo americano
Il rapporto fra classe politica e imprenditori esiste da sempre,
in varie forme più o meno lecite, più o meno regolate.
Indipendentemente dal framework legale in cui opera una società,
é ovvio che l'investimento politico aiuta a raggiungere uno
status di protezione in cui, in particolare, il fallimento non viene
consentito.
E' allarmante quanti capitali le aziende dirottino da settori di
investimento importanti come la ricerca e sviluppo o la modernizzazione,
in favore della classe politica. Spesso tali investimenti sono richiesti
per contrastare un concorrente che segue la stessa pratica lobbistica.
A Washington il lobbismo ha un peso enorme, non solo sull'operato
del Governo, ma anche per le dimensioni e lo scopo degli investimenti
privati. Sottrarsi a questa pratica può compromettere addirittura
la sopravvivenza di una grande corporation.
Questo tipo di spesa, definito rent seeking, forza le società
a deviare una parte degli investimenti da fini produttivi a fini
non-produttivi. Ad esempio, se un azienda decide che il passaggio
di una determinata legge può incrementare i suoi profitti
di un milione di dollari, essa potrà investire in lobby appunto
fino ad un milione per ottenere il passaggio di quella legge. Investire
oltre il milione di dollari é invece chiamato rent dissipation
ed é una situazione di cui i politici approfittano per sfruttare
le casse dei privati con promesse che, che in termini di spesa,
non vengono poi mantenute.
Se le aziende non fossero obbligate a questo circolo poco virtuoso
potrebbero investire interamente, e non solo parzialmente, in piani
coerenti con la loro missione.
Come ha operato Enron in questo scenario lobbistico?
Nel 1996, l'amministrazione Clinton concesse più di un miliardo
di dollari in prestiti sussidiari per progetti oltremare, proprio
nell'ambito che ha permesso ad Enron di nascondere i maggiori debiti.
A quel tempo Enron contribuiva con due milioni di dollari alla causa
Democratica.
Nel 2000, Enron fu il maggiore contribuente della campagna presidenziale
di Bush. Come detto, le consuetudini del sistema lobbista di Washington
danno per implicita una certa copertura a chi rientra nelle grazie
della Casa Bianca.
Faccio solo notare l'influenza che può avere avuto questa
imponente copertura politica sul pubblico degli investitori, lasciando
al lettore ogni ulteriore commento a riguardo.
Conclusioni: il Capitalismo Politico
Gli Stati Uniti sono etichettati da coloro che amano le definizioni
frettolose, come il paese del liberismo sfrenato. Ma un analisi
più attenta mostra come anche in America, culla del mercato
più libero, vi sono regolamenti che imbrigliano le forze
positive del mercato e che producono involontariamente conseguenze
di cui si farebbe volontariamente a meno. Anche la' lo Stato, quando
interviene nei fatti economici, specialmente per favorire alcuni
gruppi privilegiati (come Enron), genera effetti disastrosi.
Lo storico Gabriel Kolko ha definito "Capitalismo Politico"
quel sistema di relazioni Governo/privati che altera l'evolvere
indipendente del mercato. Il Capitalismo Politico, un sistema che
incorpora le banche centrali e altre istituzioni pubbliche privilegiate,
e' quello che ha anche portato all'espansione dei regolamenti SEC.
A chi sostiene che le normative contabili americane in vigore non
sono sufficienti e che dopo il caso Enron andrebbero aumentate,
bisogna ricordare che:
a) il rapporto Enron/Governo é stato per anni
troppo stretto, con una continuità esemplare fra le amministrazioni
di Clinton e Bush.
b) i regolatori (SEC) non dovrebbero alterare il mercato
favorendo un'azienda (Enron) ma dovrebbero sovrintendere in modo
neutrale una conduzione spontanea della trattative nei mercati finanziari.
c) la SEC, piuttosto che incrementare i requisiti
contabili esistenti, dovrebbe concepire un sistema di controllo
che favorisca la circolazione delle informazioni richieste realmente
dal mercato per una determinazione degli indici di performance aziendali
non condizionato dallo Stato. Una misura che favorirebbe questa
riforma sarebbe l'allargamento del mercato delle agenzie di credit
rating, grazie ad un alleggerimento delle norme che lo regolano.
d) la FED dovrebbe ridurre il suo interventismo tradizionale,
in particolare sui tassi di interesse, per lasciare che il mercato
segua spontaneamente i flussi informativi che realmente permettono
all'investitore una scelta oculata.
Bibliografia:
http://www.financialdecisionsonline.org/current/clayton.pdf
http://www.mises.org/freemarket_detail.asp?control=13&sortorder=articledate
http://www.opinionjournal.com/columnists/rbartley/?id=90000402
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