"Come può accadere che le istituzioni che servono al benessere comune e sono estremamente significative per il suo sviluppo sorgano senza una volontà comune intenzionata a formarle?"

Carl Menger

"A society that does not recognize that each individual has values of his own which he is entitled to follow,
can have no respect for the dignity of the individual and cannot really know freedom.
"

F. A. von Hayek



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Las mentiras sobre Vietnam
La aparición en los Estados Unidos del libro The Anti-Chomsky Reader editado por Peter Collier y David Horowitz es una excelente ocasión para analizar las ideas del conocido activista y pensador de izquierdas Noam Chomsky. Chomsky es actualmente el más ferviente crítico de la política exterior norteamericana. Sus libros sirven de inspiración tanto a la extrema izquierda (por ejemplo, la Editorial Txalaparta, asociada al entorno pro-etarra publica sus libros) como a los socialdemócratas (sus artículos pueden leerse en El País o en Le Monde Diplomatique).

Libertaddigital.com
lunedì, agosto 09, 2004 , pubblicato da Massimiliano Neri
Order Out of Anarchy: The International Law of War
War is often assumed to be the paradigm of anarchy, the Hobbesian state of nature in practice. War, in that view, is merely the predictable violent breakdown of law and order that follows from the lack of a world government.

However, that view ignores an interesting and important aspect of the "anarchic" international order. A complex system of norms, including both cultural and legal institutions, exists and functions to constrain warfare. In fact, the idea that the conduct of armed conflict is governed by rules appears to have been found in almost all societies, without geographical limitation (Roberts and Guelff 1982: 2).[1] These rules do not work perfectly. But they clearly restrain the behavior of nations at war, at the margin.

Cato Institute
lunedì, agosto 09, 2004 , pubblicato da Massimiliano Neri
Niente alibi a difesa delle rendite di potenti corporazioni.
Controreplica di Francesco Giavazzi su Il Corriere della Sera del 5/8/2004

L'onorevole Vietti espone col consueto garbo argomenti spesso condivisibili. E' indubbio, ad esempio, che per professioni che hanno a che fare direttamente con la salute, un controllo pubblico sia necessario: ma non basta la laurea, soprattutto in un Paese che si ostina a non voler abolire il valore legale delle lauree? Diverso sarebbe se si abolisse il valore legale dei titoli di studio.
giovedì, agosto 05, 2004 , pubblicato da Carlo Zucchi
Vietti: sì alla riforma, ma non serve cancellare gli Ordini
Replica del Sottosegretario alla Giustizia, On. Vietti, su Il Corriere della Sera del 5/8/2004

Francesco Giavazzi, con la consueta abilità, prende spunto da un passaggio del Dpef in cui si parla della riforma delle professioni per richiamare un suo vecchio cavallo di battaglia: la liberalizzazione degli Ordini. Mi dispiace infrangere il sogno di Giavazzi ma raccogliendo il suo invito a leggere «bene» il documento penso di poterlo condividere, in dissenso non già dal ministro dell'Economia che l'ha scritto ma dall'editorialista stesso.
giovedì, agosto 05, 2004 , pubblicato da Carlo Zucchi
PROFESSIONI Se il ministro liberalizza gli Ordini
La vera novità del Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef), da oggi in discussione in Parlamento, non è l'operazione trasparenza, l'ammissione che per riportare in equilibrio i conti pubblici servono due Finanziarie da 40 miliardi di euro, 24 quest'anno e 16 il prossimo, e questo prima ancora di pensare a ridurre le tasse. La vera novità è l'affermazione che «una politica di tagli senza un disegno di sviluppo provocherebbe un violento rallentamento dell'economia, vanificando la possibilità di equilibrare i conti» e che quindi «interventi volti a promuovere la concorrenza, quali le liberalizzazioni e la riforma delle professioni, sono inscindibili dal programma di stabilizzazione della finanza pubblica». Mi sembra di sognare.

di Francesco Giavazzi
tratto da Il Corriere della Sera del 3/8/2004
martedì, agosto 03, 2004 , pubblicato da Carlo Zucchi
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